martedì 3 febbraio 2026

Appunti 2025

 

APPUNTI

 

Argomenti di spiritualità cattolica

 

Anno 2025

 

 

Prefazione

 

Questo aggiornamento degli Appunti di spiritualità cattolica datato 2025, vuole solo rappresentare una base per sviluppare idee secondo le linee dell’assoluta fedeltà alla dottrina della Chiesa cattolica.

Mi rendo conto che questi spunti contengono schematismi e imprecisioni, e che perciò sono da modificare, precisare e ampliare, e che molte idee sono da valutare come ipotesi, ma, come detto, non pretendono altro che essere delle idee “prese” al volo, come degli schizzi da mettere in archivio e su cui poi si possa eventualmente studiare.

 

Natura e grazia

In un certo senso le strutture umane sono necessarie perché la grazia si manifesti nella vita sociale e politica, un po’ come il cibo è necessario affinché l’anima possa manifestarsi attraverso il corpo.
Così la cultura rispetto alla fede.
L’uomo tende a materializzare e a concretizzare lo spirituale con degli atti, e a spiritualizzare il concreto: il valore mistico di un’azione è maggiore e oltrepassa l’azione concreta in sé stessa.
Così non tutto ciò che nella Chiesa è spirituale ha una diretta corrispondenza nel concreto, ma tutto ciò che nella Chiesa si manifesta nel concreto ha valenza spirituale.
Tutto si ricapitola in Cristo nel concreto di ogni persona.
Non tutto ciò che si realizza spiritualmente si concretizza, e ciò che si concretizza fruttifica solo nella carità.

 

Benedizione in Abramo

Come in Abramo sono benedette tutte le famiglie della terra (cfr. Gn 12,3), così, in qualche modo, Abramo è benedetto in tutte le famiglie: la santità di ognuno è in qualche modo in relazione a quella degli altri.
Per cui l’aumento della santità della Chiesa e nella Chiesa, a cui ognuno può contribuire, giova a ogni suo membro.
Una base a cui, comunque, ogni anima sarà vincolata in eterno è la quantità di santità essenziale che ognuno ha ottenuto di per sé sulla terra.

 

Croce e croci

Si capisce davvero la gioia cristiana quando si accetta incondizionatamente la Croce di Cristo nella propria vita.
Infatti chi ama trova nella Croce, cioè in Cristo, l’amore, che è la fonte della gioia e non della sofferenza, anche se in questa vita è in stretta relazione con la sofferenza.
Per questo i santi possono chiedere tutto, perché non pongono condizioni e non hanno interessi.
Perciò la gioia cristiana non è data dall’assenza della sofferenza ma, anzi, attraverso la sofferenza si irrobustisce.
L’unico modo per sfuggire alle croci che schiacciano è abbracciare la Croce di Cristo.

 

Comunicazione

Il meccanismo materiale di informazione-risposta di per sé non significa ancora comunicazione, almeno non a livello umano, ma piuttosto quello di azione-reazione.
La comunicazione umana, infatti, chiama in causa lo spirito (e, a livello soprannaturale, lo Spirito Santo), in quanto consiste essenzialmente nel manifestare e donare sé stessi.

 

Intelligenza e conoscenza

L’intelligenza è ordinata alla conoscenza e, perciò, alla vita, e quindi anche alla gioia e alla felicità.
Chi è più felice, perciò, è essenzialmente più intelligente. Cioè più si realizza anche intellettualmente.
Occorre usare l’intelligenza intelligentemente, esprimendo l’intelligenza dell’intelligenza, ovvero la sapienza.
L’intelligenza è intelligente quando raggiunge il suo fine di vita e felicità, e perciò di conoscenza piena.

 

Luoghi santi e tempi santi

I luoghi santi hanno, se così si può dire, una “corrispondenza” in Cielo, e i tempi santi ce l’hanno nell’Eternità.
Dice infatti Gesù: “Chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita” (Mt 23,21).
I luoghi santi sono simili alle opere della legge: se vissuti in modo legalista e non secondo la grazia, favoriscono il fariseismo.
I luoghi santi sono, rispetto alla carità, come il cibo materiale rispetto a quello spirituale.
Entrambi sono necessari e regolati dalla Provvidenza, solo che sono di ordine e grado differenti.
Il cibo materiale (ma anche la permissione della penuria di cibo) è una grazia attuale, cioè un dono che va finalizzato al bene integrale dell’uomo e soprattutto alla sua santificazione.
San Paolo, nella lettera ai Romani, dice che chi mangia certi cibi lo fa per il Signore e chi non ne mangia lo fa per il Signore. E in un’altra occasione dice: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” (1Cor 10,31).

 

Pellegrinaggi

Che forse chi è cieco non può venerare l’Icona della Divina Misericordia perché non la vede? No di certo!
Il desiderio, attraverso la grazia, può tutto. Del resto lo spirito, e soprattutto lo Spirito Santo, supera la natura umana anche quando le manca qualcosa secondo la sua natura, perché lo Spirito di Dio, e anche lo spirito umano, sono superiori alla materia.
Infatti la vista è donata da Dio anche in funzione dei buoni desideri.
Come Gesù che, pur essendo un ebreo, aveva ed ha una missione universale.

 

Memoriale

In Cristo, in un certo modo, tutto può essere memoriale, ma il Memoriale sta al resto così come, in qualche modo, un libro di spiritualità sta alla Bibbia.
Il Memoriale si realizza nell’Eucaristia, ma, attraverso la comunione con Cristo, anche un pensiero, un desiderio, un ricordo… si possono “eucaristizzare”.

 

Libertà

L’uomo è libero quando fa cose che gli permettono di essere libero, e perciò uomo.

Chi tiene conto solo di una parte della realtà (sé stesso), non è nella verità e perciò non si realizza, così come non si realizzerebbe chi considera la propria casa come tutto il mondo, rimanendone prigioniero.

 

Stupore

Come chi parla della musica di Mozart senza stupore è perché non la capisce, così è chi parla senza stupore di Dio e della sua paternità non lo conosce.

 

Esigenza di Dio

Con Dio si ha essenzialmente bisogno solo di Dio. Cioè Dio è il bisogno fondamentale, e gli altri bisogni, pur autentici, sono in certo modo compresi ed espressione del bisogno di Dio.

In Dio non c’è bisogno neanche di essere bisognosi, perché tutte le esigenze umane sono finalizzate a lui, che è l’esigenza fondamentale, l’unica vera nostra esigenza.

Per questo già in questa vita i poveri, i malati e i sofferenti, si possono pienamente realizzare, mentre chi non manca umanamente di nulla (per quanto possibile) può non riuscirvi.

 

Propositi

Non mantenere dei propositi e sentirsi miseri e limitati è meglio che mantenerli e sentirsi “bravi”.

 

Opere

Le opere umane, in qualche modo, si “trasformano” nella sostanza di ciò che riempie il cuore: le opere fatte con amore, perciò, si trasformano in amore.

 

Accettare croci e doni

Sia accettare le croci sia accettare i doni che Dio manda comporta un rinnegamento di sé stessi.

I doni, infatti, devono essere accettati per servire, cioè vengono accettati nell’ottica della Croce, che è nell’ottica dell’amore.

 

Dio bambino

Gesù ama i bambini perché l’essenza dell’essere bambino viene da Dio e si realizza in Dio.

 

Azione divina

A livello essenziale Dio interagisce di più con chi è più santo, ma a livello “visibile” non è detto, cosicché una certa azione divina può apparire con più evidenza in chi è meno santo.

I motivi sono vari, ad esempio quado il meno santo è più aperto psicologicamente, e Dio ritiene opportuno agire soprattutto in lui al fine di favorire il cammino di santità di ognuno.

 

Volontà nei bambini piccoli?

Quando la volontà non può essere esercitata direttamente, come nel caso dei bambini piccoli, si potrebbe supporre che, almeno remotamente, sia comunque orientata al bene nonostante il peccato originale, in quanto tutto tende a Dio, a meno di un atto di volontà contrario.

Chi non è contro di voi è per voi”, dice Gesù agli Apostoli.

 

Tutto nel Tutto

Dio è tutto ciò che io sono (ma infinitamente e soprannaturalmente di più) e tutto ciò che io non sono ma a cui, consciamente o inconsciamente, anelo (e anelo all’universalità).

E perciò, in certo modo, io sono anche ciò che non sono ma è da Dio.

Per questo mi realizzo, anche se come finito, come tutto nel Tutto.

E in Dio, che pur essendo il Totalmente Altro è in un certo senso più in me di me, che trovo me.

Ed è da lui che nasce la comunione con gli altri.

 

Rigidità e verità

La verità è quella che è, cioè non si può cambiare, perciò è rigida. Ma la rigidità in una persona è un grosso limite. Come si può allora riconoscere le persone rigide?

Chi è aperto, cioè chi non è rigido, si adatta alla verità anche a costo di cambiare idea; chi è rigido, invece, vuole adattare la verità a sé, come se lui fosse una sorta di “metro campione”, come quello esposto in Francia presso l’Ufficio Internazionale dei Pesi e delle Misure.

All’interno del mondo ecclesiale, perciò, rigidi sono i modernisti, che vogliono cambiare la verità creduta da sempre e ovunque nella loro verità.

 

L’amore di Dio

Nel Segreto Meraviglioso del Santo Rosario, il Montfort scrive che il dotto e santo teologo Suarez, gesuita, diceva che volentieri avrebbe dato tutta la sua scienza in cambio dei meriti di un’Ave Maria, e san Giuseppe Cafasso soleva dire che santa Teresa d’Avila, in una sua apparizione, disse: “Se potessi tornare sulla Terra per acquistare il merito di un’Ave Maria, lo farei immediatamente”.

E quando padre Matteo Crawley-Boevey fu ricevuto da Papa Pio X e gli chiese il permesso di iniziare un’opera di apostolato che mettesse in risalto le promesse del Sacro Cuore di Gesù fatte a santa Maria Margherita Alacoque, il santo Papa gli rispose: “No figlio mio, non ve lo permetto, ma vi ordino di spendere la vostra vita per questa opera di salvezza sociale” (Attilio Borzi, La divina misericordia; pag. 52, Casa Mariana Frigento, 1988).

Se Papa San Pio X considerava le promesse del Sacro Cuore di Gesù un’opera di salvezza sociale, e se la preghiera fa ottenere una così grande ricompensa in Cielo, come non vedere nella dimenticanza delle promesse del Sacro cuore e nell’attivismo odierno un ostacolo e uno scandalo per la salvezza delle anime? Una sorta di materialismo pratico anche in campo ecclesiale?

 

Rivelazioni private e carismi

San Paolo Apostolo afferma che la profezia è imperfetta (cfr. 1Cor 13,9) e san Giovanni della Croce arriva a dire che perfino nelle profezie autentiche Dio può permettere che si intrometta il demonio.
Per questo è tanto importante il discernimento e, soprattutto, il discernimento della Chiesa.
Tanto più che, per sant’Alfonso Maria de’ Liguori, le false visioni sono più numerose delle autentiche.
Prendiamo, ad esempio, la congregazione religiosa che, secondo le parole di Gesù a santa Faustina Kowalska, ella avrebbe dovuto fondare ma che non è mai stata canonicamente eretta: si deve ancora realizzare? Oppure si è già spiritualmente realizzata tra i seguaci della Divina Misericordia? O ci sono stati impedimenti umani che l’hanno ostacolata, cioè una mancata risposta da parte di qualcuno? O per suor Faustina si è realizzata nel desiderio e misticamente?

Scrive Papa Pio IV nella Bolla di approvazione del miracolo eucaristico di Monrovalle: “La Sacrosanta Chiesa Romana… desidera prima di tutto la purezza della religione cristiana, e allo stesso tempo vigila incessantemente affinché non si dia fede a falsi miracoli… giudicando che in tutte le cose, ma soprattutto in quelle che riguardano la fede, non bisogna credere in maniera sconsiderata” (J. Ladame – R. Duvin, I miracoli eucaristici, pag. 104-105, Edizioni Dehoniane, Roma, 1995).

 

Sapienza

Papa Giovanni Paolo II, citando san Cirillo di Alessandria, afferma che chi è partecipe a Cristo “avrà in sé stesso la sorgente degli insegnamenti divini, sì da non aver più bisogno dei consigli degli altri” (Udienza generale, 17 aprile 2002).
Scrive papa Giovanni Paolo II, citando sant’Agostino: “Se dunque non puoi leggere una ad una tutte le pagine della Scrittura… abbi la carità, da cui tutto dipende. Così saprai non solo ciò che ivi avrai appreso, ma anche ciò che ancora non vi hai potuto apprendere” (Messaggio per la Giornata del Malato, 1999).

 

Figli

A Medjugorje la Madonna ha detto: “Più figli avete, meglio è”.
Tale frase, che ha forse anche un risvolto profetico per i nostri tempi, non deve però essere interpretata in contraddizione con ciò che la Chiesa insegna sulla paternità e maternità responsabile (cfr. Giovanni Paolo II, Angelus, 17 luglio 1994). Per cui si può dire che Maria insegna che è bene mettere al mondo il numero di figli più opportuno, numero che è in relazione con la generosità di entrambi i coniugi.
Fatto sta che quando la veggente Ivanka, che ha tre figli, insieme al marito decise di aprirsi al terzo figlio, la Madonna la ringraziò. Evidentemente fece un atto di generosità, che non vuol dire necessariamente che, se avesse optato per rimanere con due figli, sarebbe stata assolutamente egoista.
Del resto, gli altri veggenti di Medjugorje hanno quattro figli (Marja e Ivan), tre figli (Jakov) e due figli (Mirjana, Vicka). Occorre essere ragionevoli nella generosità e generosi nella ragionevolezza.
I figli in più rispetto a quelli opportuni si trasformano comunque in benedizione, perché Dio scrive dritto anche sulle righe storte. Un po’ come, fatte le dovute differenze, quelle prove che Dio non voleva darci se fossimo stati abbastanza convertiti, ma che permette proprio per convertirci e che, se accettate, possono essere fonte di grandi e straordinarie grazie, purché abbiamo consapevolezza dei nostri errori e dei nostri limiti.

 

Halloween

Perché, ordinariamente, il Carnevale, se senza eccessi, è moralmente accettabile, mentre Halloween non lo è, visto che ambedue i fenomeni sono di origine pagana?
Perché il Carnevale è ormai purificato dall’esoterismo e dal paganesimo ad opera della cultura cristiana, mentre Halloween no, anche se in certe occasioni si manifesta come una carnevalata, cioè al modo del Carnevale, e quindi, di per sé, in un modo che appare innocuo.
In ogni caso il vero Halloween è terribilmente serio nella sua funzione anticristiana.
Infatti è da tenere conto non solo che coincide con la vigilia della festa di Tutti i Santi, per cui può distrarre dal messaggio cristiano, ma anche del fatto che, mentre il Carnevale, da festa pagana, si è trasformato in qualcosa di per sé non pericoloso, Halloween è stato riscoperto e introdotto nella società occidentale proprio in funzione anticristiana e proprio quella notte, al di là delle mascherate, avvengono riti satanici.

 

Ragione e intuito

Ragionare è come navigare di notte in mezzo a un temporale, avendo però saldo il timone e deducendo la rotta dalle carte nautiche con precisione.
L’intuizione è come un lampo nella notte che, in un istante e spesso solo per un momento, fa vedere ciò che con la sola ragione non si vede.
L’intuito può far vedere la meta, indirizzando con decisione la navigazione. Ma può anche far vedere altre isole lontane e perfino continenti sconosciuti da esplorare, che però non fanno deviare se non sono la priorità stabilita o se si ritiene troppo dispendioso navigare fino ad essi.

 

Conoscenza della verità

Conoscere la verità dà gioia perché si ama la verità e l’amore dà gioia. Anzi, è gioia, è la fonte della gioia.
È l’amore che nell’uomo vuole conoscere la verità per amare, esserne attratto.
Ed è l’Amore che si fa conoscere per attrarre e far amare colui che cerca il fine del suo amore, della sua attrazione, della sua ricerca.
La carità è la gioia della gioia, l’intelligenza dell’intelligenza, la vita della vita, l’amore dell’amore.
In senso reale e pieno, ma anche in senso concreto: il cuore “sente”, cioè vive.

 

Giustizia

Le leggi possono tendere alla giustizia e in tal senso essere giuste, ma non possono fare giustizia.

Anche perché non possono agire capillarmente. La giustizia la fanno gli uomini e si realizza nell’amore.

 

Concilio Vaticano II e Fatima

Dire che il Concilio Vaticano II è responsabile della crisi attuale della fede cattolica è come dire che Fatima è responsabile dei danni derivati dalle ideologie.
Così come la Madonna a Fatima voleva evitare i mali derivanti dalle ideologie, il Concilio Vaticano II è stato ed è una profezia atta a evitare i mali del modernismo.
Non ha portato all’iniquità, ma ha manifestato il mistero dell’iniquità che già c’era nel mondo ecclesiale.
Il fatto è che non siamo stati all’altezza della chiamata.
Solo in pochi hanno risposto e, tra questi, solo in pochi si sono impegnati a rispondere generosamente.
Meglio di niente: si sono evitati alcuni mali, ma non tutti e probabilmente solo una minor parte.
Chi ha attuato il Vaticano II, che secondo la Tradizione presuppone e richiede preghiera e una vita improntata all’umiltà e allo stile penitenziale?
Come per Fatima: chi ha cercato incessantemente la santità? Chi si è volontariamente sacrificato, chi ha pregato con insistenza?

 

La psiche converge verso la grazia

Dio attrae a sé attraverso le cose sensibili e la grazia spesso agisce attraverso di esse. Per questo la psiche tende a convergere verso la grazia.
Ma poiché la psiche deve crescere e deve guarire dalle conseguenze del peccato originale e spesso anche da quelle del peccato attuale, si può, ad esempio, non “sentire” il perdono che però si è tenuti a dare con la volontà. Di conseguenza si può agire su di essa attraverso la volontà.
Per questo, ad esempio, il desiderio della psiche di effettuare un pellegrinaggio che non si può fare concretamente può risultare molto utile all’anima.
Dio deve prendere le redini della nostra vita, ma poiché noi dobbiamo collaborare, dobbiamo agire attraverso la volontà, che coinvolge anche la psiche. Da qui l’ascesi e la disciplina.
Per cui, attraverso la grazia e la volontà, dobbiamo orientare i nostri desideri e i nostri sentimenti (e perciò la nostra psiche) verso Dio e, di conseguenza, usarli come strumenti di santificazione.

 

Amore e Misericordia di Dio

L’amore non è un attributo di Dio, ma la sua essenza. La misericordia, invece, è il suo attributo più grande.

La vita di Dio, che è pura felicità, è la pienezza della verità.

La via di Dio, invece, è la forma che assume l’amore.

 

Linguaggio

Definire una realtà non consiste nel ridurne il mistero, ma nel renderlo accessibile alle nostre categorie in modo chiaro e non contraddittorio.

Il linguaggio razionale serve a definire i confini di quella realtà, ma un conto è definire i confini dell’Italia, un altro e descriverne il paesaggio, e un altro è definire la storia e l’italianità.

 

Gioia e speranza

In questa vita, per quanto dura possa essere, la gioia si configura sotto forma di speranza, mentre l’infelicità prende la forma della disperazione, sia a livello psicologico, più superficiale, sia a livello fondamentale, cioè dell’anima, in cui si manifesta la vera disperazione.
I due aspetti naturalmente interagiscono, per cui lavorare sull’uno significa anche, in qualche modo, lavorare sull’altro.

 

Finiti nell’Infinito

Se, per assurdo, l’uomo in qualche modo diventasse infinito, cioè infinitamente potente, infinitamente intelligente, ecc., lo sarebbe in modo umano. L’infinità di Dio, invece, è trascendente.
Quella dell’uomo sarebbe un’infinità naturale, quella di Dio soprannaturale, cioè infinitamente più infinita, nel senso che trascende lo stesso concetto umano di infinito.
Ma, visto che Dio è più intimo a noi di noi stessi, buon per noi che non siamo infiniti, ma finiti che non sussistono di per sé, con Dio, l’Infinito eterno, dentro di noi, e noi dentro di Lui. Perché la sua infinità è più intima a noi della nostra finitezza, anche se lo è come può esserlo in un finito che Dio assume.
Noi siamo finiti ma, se in grazia di Dio, come tali partecipiamo all’infinità divina.
L’eternità non è un tempo senza fine, ma è fuori del tempo, e l’infinito non è uno spazio senza fine, ma è al di fuori dello spazio.
Nel mondo reale, nel senso del concreto, non esiste né un tempo senza fine né uno spazio senza fine. L’infinito in natura esiste solo nel mondo della mente umana e angelica, che però Dio trascende.
La nostra immagine della realtà, rispetto alla realtà, è come la nostra idea di Dio rispetto a Dio: anche se non fosse errata, sarebbe limitata e umana. Ma Dio si è manifestato e rivelato intimamente nel nostro cuore.

 

Intelletto, amore e gioia

Se l’intelletto è come un filo di rame e la carità è come la corrente che lo attraversa, il godimento e la gioia sono come l’energia che la corrente trasporta.
La fede dell’amore è del desiderio e della volontà, mentre la fede della fede è quella dell’intelletto.
Ma siccome amore e intelletto presuppongono la vita, e la vita di Dio è amore, amore e intelletto sono inseparabili: innanzitutto in Dio, ma anche in noi, nel senso che in noi l’intelletto e l’amore interagiscono, tanto che, se la volontà non aderisce all’intelletto della fede, cioè non ama la verità, allora non realizza.
Come dice san Paolo, la carità è più della fede. Infatti Gesù dice: “Se sapete queste cose, siete beati se le fate” (Gv 13,17).
Dio va amato più di quanto vada capito, e Gesù ha detto: “Amatevi come io vi ho amato» e non: «Capitevi come io vi ho capito”.
Occorre certo anche capirsi, ma ci si capisce più con il cuore che con la ragione.
La ragione, perciò, è uno “strumento”, anche se essenziale, del cuore.
È vero che santa Faustina Kowalska scrive, a proposito del suo desiderio di seguire una conferenza di esercizi spirituali che non era obbligata a seguire, che più forte è la conoscenza di Dio e più forte è l’amore (Diario, n. 974), ma l’amore muove a conoscere più di quanto la conoscenza muova all’amore: infatti ella voleva conoscere di più Dio perché aveva capito che così poteva amarlo di più. Se l’amore vuole conoscere Dio è per amarlo. Tutto dipende dalla volontà.

 

Providenza, tempo e spazio

L’eternità, se così si può dire, è come uno “stato” che si manifesta, in questa vita, più nel tempo che nel luogo (anche se le due cose sono legate, perché anche lo spazio dipende dalla successione degli eventi).
La pienezza del tempo manifesta la grazia, che si manifesta a sua volta in un luogo.
In un certo modo lo srotolarsi della storia è analogo alla casualità quantistica e, per certi versi, dipende anche da essa, e perciò dipende anche “materialmente” dalla casualità prodotta dalla libertà umana (e soprattutto dall’azione divina), casualità guidata e comunque utilizzata dalla Provvidenza che si manifesta nella concretezza degli eventi.
Che il tempo sia più dello spazio nell’ordine dell’economia della salvezza lo si può capire pensando al fatto che una chiesa, dopo essere stata consacrata, può essere sconsacrata e poi, magari, consacrata di nuovo.
Il tempo è più attinente all’eternità, che è più dell’infinità in senso matematico e spaziale (ma che non è un tempo senza fine).
Di fatto, ogni esperienza, anche vissuta attraverso un luogo santo, è sempre originale, cioè non è mai la stessa, come invece il luogo, che è sempre lo stesso; ma l’esperienza è soggetta alla successione degli eventi, come del resto anche il luogo. Ogni grazia in quel luogo santo è sì attinente al luogo, ma è nuova, data in quel momento, e spesso si sviluppa nel tempo in relazione ad altre grazie.
Se il tempo è un mezzo, il luogo è, se così si può dire, come una specie di mezzo del mezzo.

 

Preghiera di Abramo e misericordia di Dio

La preghiera di Abramo a favore di Sodoma è stata esaudita? Sì e no.
Non poteva essere esaudita perché mancavano i dieci giusti e, perciò, mancavano le condizioni per esserlo. Eppure, come tutte le vere preghiere, è stata esaudita, ma in modo compatibile con la situazione reale.
Quando Dio permette il peccato è per un bene maggiore, e quando non lo permette è perché è, se così si può dire, il bene maggiore.
Il peccato, di per sé, non è mai necessario, neanche per manifestare la misericordia di Dio (cfr. Rm 5,10).
Sono le conseguenze del peccato, tra cui la sofferenza, che spesso si rivelano necessarie per aprirsi alla misericordia divina. Per cui Dio può usare, e usa, anche il peccato attuale per manifestare la sua misericordia.

 

La vita semplice favorisce l’autenticità

La vita dei semplici è più conforme alla verità perché più essenziale e perciò più centrata su ciò che è attinente alla verità, come i sentimenti rispetto ai sensi (anche se i sentimenti e i sensi non sempre sono facilmente distinguibili).
Di fatto, una vita prevalentemente sensuale è più centrata sui piaceri della carne, sul presente corporeo, sull’atto e sull’atto concreto, più che sullo stato.
Mentre una vita prevalentemente sentimentale più facilmente si sottomette alla ragione e si basa sulle relazioni, sull’interiorità, sulla resilienza.

 

Maschile e femminile

Semplificando, si potrebbe dire che il maschile e il femminile sono come una matrice, un moltiplicatore, un fattore, una costante diversi che caratterizzano ciò che è comune tra i due generi (cioè che “colorano” ciò che è comune in modo diverso) e che rendono le persone che li incarnano complementari.
Così uomini e donne, pur essendo diversi in sé stessi nell’anima come nel DNA e nel corpo (e perciò nella psiche), hanno il resto in comune, ma questo resto è influenzato dalla loro diversità ai fini dell’unità.
Così, ad esempio, sia i maschi sia le femmine producono ormoni come il testosterone e il progesterone; solo che i maschi producono molto più testosterone, che per questo è detto ormone maschile, e le femmine molto più progesterone, che è detto ormone femminile.
Queste differenze si manifestano fin dall’inizio.
Ad esempio, nei neonati maschi il livello di ossitocina e dopamina è più elevato durante il contatto con la madre, che a sua volta ha una risposta più intensa di ossitocina, mentre con le femmine le madri tendono a sviluppare l’attaccamento coinvolgendo di più l’aspetto verbale.
I maschi, soprattutto a causa della loro tendenza a sviluppare di più certi ormoni e a causa di una maggiore rapidità dei segnali neurobiologici tra cervelletto, corteccia e aree frontali del cervello, tendono ad avere un messaggio neuronale più rapido e tempi di reazione più veloci, e una maggiore capacità di integrare rapidamente stimoli visuospaziali, motori e decisionali, soprattutto in situazioni di azione veloce, oltre a una maggiore coordinazione pratica e immediata.
Le femmine, invece, tendono a visualizzare meglio i dettagli, ad avere una migliore memoria verbale, maggiore fluidità linguistica e un più alto riconoscimento emotivo. Tendono inoltre ad avere una maggiore coordinazione nei fattori relazionali, emotivi e linguistici.
Inoltre, i maschi tendono a sopportare meglio il dolore intenso e breve, soprattutto a causa dei neoricettori, ma anche di altre sostanze e per la distribuzione dei centri nervosi nel corpo, mentre le femmine tendono a sopportare meglio i dolori cronici, ecc.
Questo comporta che ciò che differenzia uomini e donne in ciò che è comune si configuri come una tendenza, che però si manifesta in modo singolare in ogni persona, che è diversa da ogni altra.
Questa tendenza, perciò, esprime una differenza sostanziale, in quanto dovuta a un carattere. È perciò una differenza essenzialmente spirituale, che non stabilisce ciò che si può o non si può fare, ma ciò che si è.
Di fatto, però, queste tendenze si integrano con i fattori individuali nel modo in cui si manifestano qui ed ora, cosicché non è affatto raro che vi siano donne più capaci in ambiti in cui tendenzialmente riescono meglio i maschi, e viceversa. Questo, in buona parte, dipende, oltre che dalle caratteristiche naturali individuali, anche da fattori circostanziali come l’allenamento, l’abitudine, l’età, ecc.
Una tendenza, fisica, psichica o spirituale, che è una caratteristica di genere, è una cosa diversa dalla sua manifestazione concreta, anche se in qualche modo vi è legata.
Di fatto, quando il libro biblico della Genesi si sofferma sulle caratteristiche che manifesteranno l’uomo e la donna nella loro vita decaduta, si riferisce a delle tendenze.
Il maschile e il femminile sono, se così si può dire, come dei “mezzi”, degli “strumenti” attraverso cui l’amore si manifesta nelle persone.
Non sono la grazia, ma la grazia, e perciò l’amore, si manifesta anche attraverso il carattere del genere.
Conta l’amore, che però richiede di manifestarsi nell’uomo attraverso ciò che è l’uomo, cioè chiede di “incarnarsi” nell’uomo e in ciò che lo caratterizza, come il suo carattere sessuale.
Questi “mezzi”, usati correttamente, preparano il terreno alla grazia e vanno “usati” dalla grazia.
Ma la grazia, e perciò l’amore divino, supera gli stessi mezzi anche se li richiede.
Il terreno è importante per il seme, ma il seme della grazia supera il terreno e può svilupparsi al di là del terreno, e può migliorare il terreno, se questo “corrisponde”.
Dio ha voluto che l’umanità partecipasse alla grazia, tanto che la natura umana di Maria (il terreno su cui opera la grazia) fosse perfetta fin dall’inizio, in quanto la collaborazione umana conta e conta fin dall’inizio se la risposta è sempre oltremodo generosa; eppure la grazia, di per sé, supera infinitamente, assumendola, la natura umana.
Così Dio spesso permette che la grazia si manifesti nella penuria dei mezzi, così come la misericordia si manifesta nei peccatori che rinunciano al peccato; altre volte, invece, vuole che la grazia si manifesti nella penuria dei mezzi messa in risalto dalla purezza, che nulla nasconde della propria povertà né della propria predisposizione di “mezzo” particolarmente adatto all’amore, che la purezza ha garantito perché la natura partecipi alla grazia. Come in Maria e, subordinatamente a lei, nei santi che evidenziano in modo particolare la misericordia divina fuggendo il peccato.
La grazia, perciò, supera i mezzi (in questo caso il maschile e il femminile) un po’ come il Nuovo Testamento supera il Vecchio Testamento, che assume e trasfigura senza però modificarne nemmeno uno iota.
La Persona del Figlio, che attraverso l’Eucaristia si fa anche “mezzo”, supera infinitamente ogni mezzo umano e, nel manifestarsi nell’uomo, dipende solo dalla volontà divina, che tiene conto di tutto, anche del mezzo umano che però supera, e dalla volontà umana.
L’amore umano, che si manifesta al maschile e al femminile, pur essendo infinitamente superato dall’amore di Dio, di per sé lo attrae, ma l’iniziativa rimane dell’amore divino, che lo assume.
Così Maria, come donna e in quanto donna, attrae l’amore di Dio più di tutti.
Gesù, che possiede il massimo della grazia, è un maschio, per cui il maschile non si oppone affatto all’amore; ma è anche Dio, cioè la fonte stessa della grazia. Per cui, in chi ha natura umana, la grazia si è manifestata massimamente nel femminile.

 

Intelligenza e rete neuronale

Il pensiero è più della rete neuronale, che lo esprime fisicamente.
Dio dona un’intelligenza originale a ogni anima, che, oltre a essere chiamata a svilupparsi, probabilmente può anche aumentare sostanzialmente attraverso un dono di grazia di Dio. Tale intelligenza è collegata alla rete neuronale e vi interagisce, ma non c’è una diretta proporzionalità con essa.
Ciò che esprime l’intelligenza spirituale a livello fisico, cioè soprattutto la rete neuronale, è frutto della Provvidenza, che sfrutta anche la casualità per finalizzare l’intelligenza alla santità. Per cui si possono avere deficit cognitivi ed essere grandi santi, realizzando e sviluppando enormemente l’intelligenza che si manifesterà in pienezza in Paradiso.
La rete neuronale di ognuno, però, anche se non è direttamente proporzionale al proprio dono spirituale dell’intelligenza, è conforme e compatibile con esso, e la sua realizzazione dipende da molte circostanze.
Si forma provvidenzialmente, un po’ come se emergesse da una struttura caotica in fisica. Ma c’è anche la volontà di Dio (e dell’uomo) e la sua azione ordinaria e straordinaria.
La rete neuronale, per quanto inferiore al puro pensiero, è atta a supportarlo ed è estremamente plastica e collegata all’intelligenza, tanto che non solo è adatta a “trasmettere” il sapere, ma anche il modo di pensare e di trovare soluzioni.
Il cervello sta all’intelletto un po’ come le membra stanno alla forza bruta.
L’intelletto comprende la genetica.
Analogamente alla gioia, che interessa la psiche, la ragione può interessare il cervello (le connessioni neurali).
Come la gioia a livello naturale si esprime con ciò che ha, con ciò che la psiche ha immagazzinato, ma dipende innanzitutto dalla grazia che la può informare, così l’intelletto, a livello neuronale e biologico, funziona con ciò che ha, che a sua volta dipende da molti fattori e si manifesta per quel che è, essendo stato determinato spesso da una sorta di effetto farfalla.
Ogni cervello umano, di per sé, è potentissimo e ognuno può “capire” di tutto, ma ogni cervello è diverso dall’altro non solo a causa delle circostanze, ma per natura: una natura non solo circostanziale, ma anche dipendente dalla chiamata di Dio riguardo a ogni anima, che però qui e ora si manifesta secondo le circostanze temporali e ambientali.

 

Psicologia e morale

L’istinto umano, essenzialmente spirituale, “sa”: sa della legge naturale e perciò, di per sé, sa che l’aborto procurato è un omicidio.
L’inconscio “registra” traumi, ricompense, ecc.
La consapevolezza psicologica ragiona, ma è anche condizionata da un “margine di errore” dovuto al peccato originale (e alle sue conseguenze) e da ciò che ha “registrato” l’inconscio, oltre che dalla volontà dell’anima.
La coscienza giudica.
Di per sé, però, sebbene la natura umana sia inclinata al peccato, rimane attratta al bene.
La grazia rispetta la natura e i suoi limiti (a meno di un intervento miracoloso) e il suo dono più grande, la libertà, che, anche quando è limitata, in quel limite ha facoltà decisiva.
Importante, perciò, è la consapevolezza psicologica, che si rapporta con quella dell’anima, la quale è direttamente a contatto con la volontà che, a livello profondo, non tiene conto dei condizionamenti ma risponde solo alla coscienza.
Di conseguenza, forse potrebbe esserci, in alcuni casi, oltre a un’ignoranza invincibile, anche una mancanza di forza psicologica invincibile che quasi “costringe”.
Ad esempio, lo scrupolo toglie o attenua la responsabilità del non fidarsi dell’amore di Dio, in quanto è una patologia. La stessa sfiducia, se non ci fossero gli scrupoli, sarebbe pienamente peccato, se vi fossero la piena avvertenza e il deliberato consenso.
C’è patologia quando l’alterazione psicologica di qualunque tipo è continua ed è lo stato principale in cui si trova l’anima.
La legge della gradualità, perciò, potrebbe riguardare non solo il conoscere ma anche il fare.
Del resto, se pure san Paolo, nella Lettera ai Romani, dice che chi risorge con Cristo non pecca più, dice anche che noi spesso facciamo ciò che non vorremmo.
Cristo libera, è vero, e libera soprattutto dal peccato mortale, ma la nostra natura è ancora inclinata verso il peccato e ordinariamente la grazia rispetta questo stato di cose, anche se opera. Cioè, ordinariamente, la grazia opera sulla natura in modo soprannaturale, ma rispettandone la crescita naturale, anche se a volte può operare sospendendo le leggi naturali.
Potremmo dire, in modo molto ridotto e con un buon margine di errore, che la coscienza, inerente all’anima, si basa su evidenze generali universali e usa la ragione, “invia” le sue decisioni alla psiche, che le fa proprie e le “traduce” nella vita pratica. Ma poiché i rapporti tra coscienza e psiche sono dinamici e poiché opera in qualche modo la grazia, è meglio dire che la coscienza, che conosce attraverso i sensi e la psiche ed elabora le proprie decisioni attraverso le informazioni ricevute (tenendo conto delle evidenze innate, che per sé stesse sono più “forti” di quelle apprese), può essere influenzata, nelle sue decisioni, dalla psiche.
Fatto sta che la Chiesa, oltre al Battesimo, ammette la Confessione.

 

Fede

Chi non ha fede può anche credere ai miracoli, ma non crede in Gesù.
Dice l’apostolo Giovanni che Gesù non si fidava di chi lo invitava a manifestare la potenza divina in lui attraverso dei miracoli. E dice anche che gli stessi parenti di Gesù non credevano.
Infatti, anche se credevano che Dio si manifestasse in lui, anche se credevano che fosse il Messia, non si fidavano di lui né delle sue parole, tanto che volevano piegarlo alla loro volontà. E non credevano che fosse Dio.

 

Fantasia

La fantasia è pensata da chi è reale. È perciò contenuta nel reale, che è più della fantasia.
Se paragoniamo Dio all’infinito matematico (ma nella sua infinità è infinitamente di più), le creature sono come numeri infiniti e il male è nulla.
Dio, a livello concettuale, capisce il male più di chi lo compie.
Quando si vuole far esistere il male, si perverte l’ordine naturale, ma non si crea nulla.
Così la fantasia non crea nulla di veramente originale, ma può essere usata e costruita in modo buono o in modo cattivo, a seconda che venga voluta in ordine alla natura e alla volontà di Dio o contro la natura e la volontà di Dio.
La fantasia nei santi tende totalmente all’essenza, cioè è in funzione dell’essenza.
Essi, cercando il bene e il vero anche con l’immaginazione, manifestano, anche attraverso la fantasia, le circostanze necessarie sorte dall’essenza perché si manifesti qui e ora.
Cercare la circostanza per se stessa, soprattutto se non è direttamente dipendente dall’essenza ma solo indirettamente, non porta frutto e anzi disperde, a meno che non si cerchi, almeno remotamente, la verità, cioè l’essenza, che è sempre attiva nelle circostanze che da essa derivano.
Trovata l’essenza, la dinamica giusta è quella dei santi: semplice, vera e profonda.
Un’altra dinamica risulta più faticosa, perché la verità va cercata primariamente in ogni cosa e perché è la verità a muovere ogni cosa.
Si può partire anche dalle circostanze, purché sia l’essenza il principio e il fine di ogni movimento in noi.

 

La sofferenza in relazione all’amore

In questa vita la sofferenza serve per crescere nell’amore. Di conseguenza, la sofferenza serve a preparare per la grazia e a “chiamare” la grazia, che a sua volta si serve della sofferenza come “veicolo”.
È una sofferenza di amore che essenzialmente si configura come un atto di annientamento, di abbassamento, come nell’Incarnazione di Cristo, che ha permesso il dono della grazia.
È una sofferenza dell’essere per poter dare l’essere, una sofferenza più dell’essere che del fare (è l’atto spirituale di abbassarsi che si traduce nell’atto concreto dell’Incarnazione).
La sofferenza esiste così nel naturale e nel creato, non nel soprannaturale.
Ma l’abbassamento di Gesù si realizza in un ambiente deformato dal peccato, per cui all’Incarnazione, che è l’essenza dell’abbassamento divino, fa da cornice il male, che fa male.
La sofferenza causata dal peccato, perciò, va ben oltre la fatica di una crescita naturale e spontanea verso un fine naturale, ma ha a che fare con la grazia: è una trasformazione che passa, in Gesù, per un abbassamento dal soprannaturale al naturale e, inoltre, in una natura contaminata dal peccato e perciò dal dolore che ne è conseguenza, un dolore che di per sé va contro l’ordine stabilito da Dio e perciò, se così si può dire, un dolore innaturale (è naturale che ciò che non è naturale, come il peccato, possa produrre effetti innaturali).
Il peccato ha aggiunto, all’annientamento, il male del dolore, in quanto l’amore, la giustizia, la gioia… devono adattarsi al dolore frutto del peccato, prendendone in qualche modo la forma esteriore, come è avvenuto sulla Croce, che è così il simbolo dell’annientamento espresso nell’Incarnazione e ne è la realizzazione nel tempo.
Nella Croce la gioia prende la forma dell’amarezza, la speranza diviene testimonianza contro ogni speranza…
Senza il peccato originale la risposta dell’uomo poteva essere anche più generosa (se Dio ha permesso il peccato, probabilmente è proprio perché senza di esso vi sarebbe stata una risposta meno generosa), ma il “trauma”, se così si può dire, sarebbe stato solo quello, tremendamente naturale, della natura che si abbandona alla grazia venendo assunta e rivestita dalla soprannatura. Con il peccato, invece, il “trauma” porta disordine all’ordine naturale e alla natura umana, che è chiamata, con la Redenzione di Cristo, a ricevere la grazia.
L’amore soprannaturale, perciò, come “veicolo” usa la sofferenza perché, dopo il peccato originale, essa è necessaria per la grazia della salvezza; infatti fa da “sottofondo” alla vita, proprio come il peccato originale, di cui è conseguenza. Ma, subordinatamente alla sofferenza, la grazia si può manifestare anche senza la partecipazione diretta della sofferenza.
L’amore, infatti, è più della sofferenza. E, di fatto, ci può essere una sofferenza senza amore, ma non può esserci amore senza sofferenza: la vita umana, infatti, è ormai soggetta alla sofferenza.
È vero, c’è anche la gioia, ma mentre la gioia rientra nei piani divini, la sofferenza “traumatica”, dovuta al peccato, non avrebbe dovuto esserci, proprio come il peccato.
La grazia, perciò, opera con ciò che trova: gioia e sofferenza, ma lo stato a cui l’uomo è soggetto prevede la sofferenza con cui Dio salva l’uomo.
Cioè lo salva con l’amore, ma la sofferenza manifesta l’amore in modo speciale, come Gesù in Croce, perché manifesta la misericordia divina che salva nonostante il peccato e la morte.

 

Non giudicare

Gesù parla di un fariseo e di un pubblicano saliti al tempio per pregare: il secondo, nonostante i suoi peccati, tornò perdonato; al fariseo, invece, i peccati non furono rimessi.
Evidentemente la preghiera del pubblicano fu sincera, mentre quella del fariseo falsa.
La vera differenza tra la preghiera del fariseo e quella del pubblicano fu il giudizio e il disprezzo del primo.
Il fariseo ha giudicato il pubblicano; il pubblicano ha giudicato sé stesso.
Se fosse stato il pubblicano a giudicare il fariseo per il suo perfezionismo e ad assolvere sé stesso con la scusa che nella vita aveva avuto delle difficoltà, e viceversa, se il fariseo avesse avuto pietà per il pubblicano considerando che, al suo posto, forse avrebbe fatto di peggio, e avesse pregato per lui, egli sarebbe stato perdonato e non il pubblicano.
Ma se un peccatore non ha alcuna intenzione, neanche remota, di cambiare vita, difficilmente prega e, se lo fa, è per qualche motivo terreno. Per questo Gesù dice che i peccatori (che si riconoscono tali e si aprono alla grazia) superano tanti “giusti” nel regno di Dio.
È da notare inoltre che i pubblicani erano generalmente dei ricchi (lo dimostra Zaccheo), spesso più di tanti farisei, e sfruttavano il popolo, anche i poveri.
In questa parabola Gesù ha portato ad esempio la conversione di una specie di piccolo Berlusconi, un corrotto che pretendeva tangenti: non era un povero.
Evidentemente, per Gesù, la povertà non si riduce a quella materiale.
Quando disse: “Beati voi poveri”, tra chi era lì in quel momento c’erano anche dei ricchi, ma erano poveri in spirito, perché, almeno remotamente, erano intenzionati a detestare il peccato e a fare la volontà di Dio.
E allora la povertà materiale? È compresa nella povertà spirituale, e quella spirituale non può farne a meno, così come la ricchezza spirituale può comprendere anche la ricchezza materiale e prenderne forma, persino quando le risorse non sono in abbondanza.

 

Volontà

L’amore muove la volontà, che è espressione e manifestazione e, in qualche modo, sinonimo di “cuore”.
Se l’amore fosse un sentimento, nel senso di una sensazione, dare la vita per amore provocherebbe sostanzialmente piacere e non sofferenza (se non accidentale), cioè sarebbe masochismo.
Il sentimento di Cristo di cui parla san Paolo è quello del cuore, della volontà, che può “usare” anche le emozioni naturali (secondo la loro natura, che si apre alla grazia, come la compassione per i bisognosi).
Così come usa la ragione.
Se così si può dire: la ragione sente con il sentimento, che ragiona con la ragione.
Nell’uomo tutto si unifica nel cuore, che esprime tutto.
C’è errore quando il sentimento si basa primariamente sulle emozioni, diventando sentimentalismo, e quando la ragione si basa principalmente su ciò che la ragione percepisce, escludendo il mistero, producendo il razionalismo che, in ultima analisi, è una forma speciale di sentimentalismo.
Quando non si sente niente e non si capisce, conta solo la volontà, che racchiude tutto e che determina sempre l’amore, perché è attratta da ciò che non sente e dalla verità che non capisce (ma che presuppone). Per cui sente e capisce.

 

Infinito

In un infinito matematico un numero non “sta”, ma “è”.
Analogamente, se il mondo fosse infinito nel tempo, allora dovrebbe esserci un tempo che non viene mai, cioè che non c’è. Per cui è impossibile che l’universo sia “eterno” (termine improprio per ciò che non è trascendente).
E se quel tempo non c’è, è fuori dal movimento che caratterizza e determina il tempo, e perciò non può esserci neanche lo spazio corrispondente, perché non c’è possibilità di movimento. Di conseguenza l’universo non è infinito in senso spaziale.
Si può invece ammettere un infinito che abbia un inizio, come una semiretta: un infinito, perciò, con una causa iniziale e, in tal senso, un infinito non “assoluto”, se così si può dire. Un infinito che non è eterno, ma può partecipare all’infinità assoluta (che si realizza nell’eternità).
Non esistono i viaggi nel tempo ma, in un certo senso, il tempo “viaggia”, cioè esiste la successione.
Il viaggio nello spazio, in tal senso, è anche necessariamente un viaggio nel tempo.

 

Giustizia e povertà

Essere sani è giusto e comportarsi da sani è giusto, mentre essere ricchi è ingiusto (altrimenti Gesù non avrebbe detto: “Guai ai ricchi”) e comportarsi da ricchi è ingiusto.
Anche essere poveri è ingiusto, ma in Dio è anche un privilegio: egli trasforma l’ingiustizia sociale umana in giustizia personale in Dio.
Gesù parla di ricchezze ingiuste perché, di fatto, in una società contaminata dal peccato, le ricchezze si accumulano non solo per disonestà personale, ma anche attraverso quelle che la Chiesa chiama “strutture di peccato”.
Ma di per sé possedere delle ricchezze non è peccato, anche se è socialmente ingiusto, purché le si adoperi per fare giustizia.
Il giovane ricco del Vangelo non aveva peccato e con le sue elemosine faceva opere giuste, ma non ha accettato il privilegio della povertà che Gesù gli ha offerto.
In un certo modo non ha “sfondato” il muro della giustizia per diventare misericordia: è rimasto prevalentemente nella giustizia, anche se le sue elemosine erano aperte alla misericordia (altrimenti non si sarebbe salvato), mentre Gesù gli prospettava la perfezione, che ha rifiutato, mettendo a repentaglio il suo rapporto con la misericordia, a cui però tutto è possibile, anche salvare i giusti che non si chiudono ingiustamente, cosicché la loro giustizia non rimane puramente umana ma si apre al soprannaturale.
Ricchezza e salute non sono peccato, ma c’è una differenza: il comportamento. Cioè: comportarsi da ricchi è peccato perché ingiusto, mentre comportarsi da sani è compatibile con la giustizia.
Si è ricchi anche se si hanno poche sostanze, se il relazionarsi con esse prende il comportamento del ricco; mentre si è poveri anche se si possiedono molte sostanze, se ci si relaziona con esse come chi non le possiede.
Un sano non deve vivere da malato, mentre un ricco deve vivere da povero.
San Francesco si fece curare, ma non fece mai nulla per diventare ricco.

 

Giustizia e misericordia

La giustizia l’ha “inventata” Dio, che è amore e la cui opera è misericordia; perciò deve essere improntata all’amore misericordioso.
Senza misericordia è una giustizia ingiusta, almeno dal punto di vista soprannaturale. Oppure è una giustizia solo umana e, perciò, non porta alla salvezza, anche se di per sé vi predispone e, comunque, a un certo livello, visto che Cristo si è in qualche modo incarnato in ogni uomo (cfr. Concilio Vaticano II), entra in relazione con la grazia.
La giustizia di per sé apre a qualcosa di gratuito, per cui è aperta alla misericordia, in quanto Dio, che è giusto, dà oltre il merito; e così la giustizia deve ammettere che si possa andare oltre il merito.
La giustizia, infatti, è essenzialmente spirituale, e una giustizia senza carità è una giustizia senza verità.

 

La misericordia è per i peccatori e per i giusti

In un certo senso si potrebbe dire che, se i peccatori hanno il “vantaggio” di avere un debito rimesso più grande, che li rende più grati, i “giusti”, cioè coloro che seguono la legge, possono rimediare e annullare lo svantaggio perdonando di cuore i loro debitori.

 

Peccatori e misericordia divina

Nell’economia della salvezza stabilita dopo il peccato di Adamo ed Eva, i peccatori hanno più diritto alla misericordia divina. Infatti la misericordia ha a che fare con la realtà del peccato.
Ma oltre ai peccatori, anche i misericordiosi: non i giusti, ma i misericordiosi. Come la Madonna, colei che più di tutti ha diritto alla misericordia di Dio.
Ella, infatti, come Gesù e subordinatamente a Gesù, è un’anima vittima, come i santi che si offrono totalmente a Dio come anime vittime in riparazione dei peccati.
Le anime vittime, infatti, anche se non peccano, in qualche modo, secondo l’espressione di san Paolo, si “fanno peccato”.
In proporzione alla propria misericordia si collabora con Gesù nella redenzione, anche se si parla di “anime vittime” in senso compiuto e pieno quando ci si offre alla volontà divina senza riserve.
Come scrive santa Faustina Kowalska, muove l’amore, ma la fiamma dell’amore è alimentata dal legno delle sofferenze.
Ma questo non è dolorismo: infatti, essendo l’amore che spinge a offrirsi a Dio, poiché esso è vita e la vita è gioia e pace, le sofferenze d’amore si basano sulla gioia e sulla pace.
L’amore in atto è misericordia, che aggiunge alla giustizia l’offerta di sé in espiazione dei peccati, da cui derivano le sofferenze.
Perciò si potrebbe dire che ciò che alimenta la fiamma dell’amore è la misericordia, che richiede l’espiazione e le sofferenze.
Ma poiché la base è la pace e la gioia, proprio come nella vita di Gesù, che fu tutta un rinnegare sé stesso e, perciò, tutta una sofferenza, vi è stata una gioia ancora maggiore e anche delle gioie, anche sotto forma di soddisfazioni, compatibili però con l’amore e guadagnate con la sofferenza.

 

Gloria di Maria

La santità e la gloria di Maria non dipendono da quelle degli altri santi. Ella non riceve qualcosa se non da Dio direttamente e in lui, e, proprio come Dio, ella solo dà.
Riceve anche, ma analogamente a come Dio riceve dalle sue creature: solo che riceve in Dio e da Dio.

 

Fede minimalista, cioè fede solo umana

Non solo il fideismo non è fede soprannaturale, ma è anche fede disincarnata come quella “minimalista”, che in teoria crede in tutti gli articoli di fede, ma non ammette le sorprese della grazia.
Del resto, sia il fideismo sia la fede minimalista non hanno fiducia in Dio e nel suo modo di fare, che non è il nostro.

 

Sentire

Il “sentire” non è infallibile; anzi, in molti casi sbaglia, ma comunque evidenzia un desiderio reale a cui va risposto secondo verità.
Secondo san Tommaso, in genere il “sentire” è utilizzato da Dio quando si riceve l’Eucaristia.

 

Ragione e affetto

Siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, per cui la nostra stessa natura, tramite le sue facoltà spirituali (libertà, intelletto, volontà…) e attraverso la grazia, è orientata verso Dio.
Perciò tutto ciò che in noi è materiale non solo è spiritualizzato, ma è anche chiamato a essere divinizzato a causa della grazia.
Di fatto, le percezioni vanno comprese nelle sensazioni, che vanno comprese nelle emozioni, che vanno comprese nei sentimenti, che vanno compresi nell’intelletto, che va vissuto nell’amore, che a sua volta, tramite l’intelletto, usa la volontà per promuovere l’affetto verso la verità.
In questo caso l’affetto è espressione dell’amore e partecipazione del cuore.

 

Collaborazione della natura umana all’opera divina soprannaturale

I cristiani devono sempre operare secondo l’ordine della natura (guarire i malati, combattere la povertà, lottare per la giustizia e, perciò, anche per il benessere e la sicurezza di tutti, a cominciare da chi è più prossimo, ecc.), senza però ostacolare la grazia, ma anzi favorendola, che può operare oltre la natura e, per questo, può trarre una maggiore “visibilità” quando opera in condizioni naturali svantaggiate.
In tal senso anche i poveri, in senso prevalentemente materiale, possono essere beati e, perciò, avvantaggiati.
Ma tutto è possibile a Dio.

 

Umiltà

Noi davanti a Dio siamo nulla, e più siamo nulla, più Dio può operare in noi.
La nostra nullità non annulla ciò che siamo, ma lo manifesta, come ciò che siamo manifesta la nostra nullità.
Siamo un nulla finito, che Dio deve riempire.
Lo siamo per natura e per dono speciale di Dio, ma siamo nulla anche secondo quanto cooperiamo con Dio (il “quanto” è da intendersi, se così si può dire, non solo secondo la nostra opera di corrispondere alla grazia, ma anche, e soprattutto, secondo la nostra generosità: le due cose però sono un tutt’uno).

 

Morale

Per san Tommaso si pecca contro lo Spirito Santo quando si vuole il male per sé stesso.
Si pecca con malizia, ma non con quella malizia che consiste nell’inclinazione al male dovuta al peccato originale, bensì nel “disprezzo” con cui ci si abbandona al peccato e “si esclude quanto poteva impedire la decisione di peccare”.
Dice Tommaso: “Il peccato di malizia, in quanto deriva da un’inclinazione viziosa, non è un peccato speciale, ma una condizione comune a tutti i peccati. Ma in quanto deriva da un particolare disprezzo di ciò che opera in noi lo Spirito Santo, si presenta come un peccato speciale. Ed è così che il peccato contro lo Spirito Santo è un genere speciale di peccato”. Questo perché “ci si determina nel proposito di aderire al peccato”.
Pare, perciò, che solo chi è ostinato e disprezza commetta il peccato contro lo Spirito Santo, e non chi tende piuttosto a subire il peccato. In tal caso si potrebbe ipotizzare che valgano le parole di alcune anime, come don Calabria o Marthe Robin, che dicono che Dio non permette che si danni chi cade, poi si pente e si rialza.
Il peccato contro lo Spirito Santo, infatti, dà: disperazione, presunzione, imputazione del peccato o del male a Dio, dispiacere della grazia altrui, cioè del loro bene o della loro salvezza, ostinazione nel male, cioè rifiuto del bene. Questo non è subire il male, ma farlo con “piacere”.
Per san Tommaso il peccato contro lo Spirito Santo è il rifiuto totale e deliberato della grazia, che colpisce la fiducia in Dio.

 

Originalità

L’originalità che esprime l’intelletto umano attraverso quella che è comunemente detta “creatività” è essenzialmente dovuta alla capacità di associare idee e concetti usando il pensiero astratto.
Ma la vera creatività dell’uomo, frutto della sua originalità, è essenzialmente spirituale e si manifesta in ciò che spiritualmente rimane dell’uomo attraverso, ma soprattutto oltre, la sua opera, cioè ciò che ha compiuto con le sue attività.

 

Cristo sposo della Chiesa e delle anime

Gesù è sposo della Chiesa, che è più che la somma dei suoi membri e di cui la Madre di Dio è modello e specchio.
Gesù, infatti, chiama l’umanità e ogni persona come popolo, insieme, ma non come somma di persone: come un’unità, una sola cosa pur senza confusione di persone. Un’unità costituita da lui, per cui c’è più grazia rispetto a un’unione umana che pure fosse accettata da lui.
Ma Cristo “sposa” anche le anime, cioè si unisce ad esse unendo, attraverso la sua natura umana generata da Maria Santissima, la sua natura divina con la nostra personale natura umana. Un’unione di volontà che si realizza nella grazia e, perciò, nella carità.

 

Giudizio e misericordia di Dio

Il giudizio divino sarà giusto o misericordioso?
Dipende da noi. Gesù, infatti, ha detto: “Con la misura con cui misurate sarete misurati”, e ancora: “Il giudizio sarà senza misericordia per chi non avrà usato misericordia”.
Per chi non è stato misericordioso, il giudizio sarà semplicemente giusto.
Ma il criterio della giustizia umana è la legge, mentre quello della giustizia divina è la misericordia.
Se la giustizia umana interpreta la legge secondo il suo spirito, che è quello della misericordia umana (Gesù rimprovera i farisei proprio per la mancanza di questa interpretazione), allora si apre alla giustizia di Dio e, perciò, alla misericordia divina.
Ma poiché lo scopo della legge è fare da pedagogo e poiché la legge, come dice san Paolo, accusa chi vi si sottopone, cioè gli chiede conto, se non c’è misericordia nell’interpretarla non c’è neanche la grazia, in quanto la grazia, proprio perché gratuita e non derivante da un diritto, se non dal diritto dell’amore, comporta la misericordia.
Alla peccatrice che alcuni giudei volevano lapidare perché trovata in flagrante adulterio, Gesù usa misericordia: non la condanna e non solo, la salva.
Ma Gesù usa misericordia anche verso i suoi accusatori, mettendoli davanti ai loro peccati e così insegnando loro lo spirito della legge.
Accusati dalla legge, gli accusatori non condannano e perciò superano la giustizia della legge. Una misericordia forse non ancora dovuta all’amore, ma al timore, ma che è capace di aprire la mente e il cuore.
La misericordia degli accusatori, cioè la gratuità che supera la legge e che perciò è veramente giusta secondo Dio, è di per sé ancora naturale e, perciò, imperfetta e lacunosa, ma è orientata alla misericordia soprannaturale.
La misericordia è lo spirito della legge ed è la legge dello Spirito Santo.

 

Giustizia e legge

A volte si confonde la giustizia con la legge.
La legge serve per fare giustizia, ma la giustizia è più della legge: è la meta della legge.
La giustizia è ordine perfetto, che solo Dio può realizzare compiutamente, mentre la legge deve essere giusta, cioè compatibile con la giustizia. La giustizia della legge, perciò, non può essere isolata: non può non entrare in relazione con la giustizia, cioè con lo stato di giustizia che deve permeare le anime.
Come la legge serve per fare giustizia, la giustizia serve per usare misericordia.
L’ordine della giustizia, infatti, attraverso la misericordia, non si limita a manifestare regolarità e armonia, ma produce novità, cioè manifesta vita e originalità: infatti la vita crea.
La misericordia è questa “creazione” gratuita dell’amore di Dio.

 

Intelletto e conoscenza di Dio

Non c’è intelligenza che non senta dolore e gioia. L’intelligenza artificiale, perciò, non è vera intelligenza.
L’intelletto è infatti legato ai sentimenti del dolore e della gioia, e i sentimenti sono legati all’intelletto; ma il discernimento deve essere guidato dall’intelletto, che di per sé è legato alla razionalità e, perciò, anche se un po’ corrotto dal peccato, è meno soggetto a interpretazioni sbagliate (ma a volte le ragioni del cuore, proprio in quanto legate a una ragione “istintiva”, cioè inscritta nella coscienza che si rende sensibile alla ragione, guidano la ragione alla verità, che è il fine e la realizzazione della ragione).
La vera conoscenza di Dio, dice san Giovanni, avviene attraverso l’amore. È esperienziale e, perciò, capace di toccare la ragione e il sentimento.
Come i sensi possono provare dolore e gioia, cioè il piacere, anche lo spirito può provare dolore spirituale e gioia spirituale (può essere naturale o soprannaturale).
La gioia naturale, se non si realizza, rimane frustrata e produce un dolore cronico di fondo che determina una sorta di disperazione, che caratterizza anche le cose umanamente belle.
Le emozioni appartengono al campo della psiche, il “luogo” in cui i sensi comunicano con l’anima: realtà tutte influenzate dal peccato originale e dalle sue conseguenze.
Una parte della psiche è subconscia, quasi istintiva, e una parte, che è in stretta relazione con la coscienza vera e propria e in cui si manifestano i sentimenti, emerge a livello di percezione e di consapevolezza, tanto che la volontà assume una importanza determinante.
I sentimenti di Cristo sono essenzialmente frutto della volontà che conduce verso la verità conosciuta, che si svela sempre più.
In un atto di amore (interno o esterno), che è anche un atto di volontà, si manifesta tutta la sapienza.
L’infinita profondità della fede e l’immensa complessità della realtà che interagisce con la fede si racchiudono nella semplicità estrema di un solo atto di volontà di amore e concretamente si realizzano in un solo atto concreto di amore.

 

Cuore, ragione, sensi

I sensi sono gli strumenti della conoscenza umana, per cui sono molto legati alla ragione; ma, sebbene siano tipici della natura umana e, perciò, universali, si manifestano attraverso la natura personale di ognuno, cioè in modo “soggettivo”.
Le regole della ragione, invece, sono evidenze oggettive, come il fatto che due più due fa quattro, che vale anche nell’ordine soprannaturale (così come un punto può essere una coordinata sia in uno spazio piano sia in uno spazio a tre dimensioni o più).
Nel cuore, cioè nella coscienza, la conoscenza appresa attraverso i sensi informa la ragione, che viene mossa dalla volontà, cosicché si formano i sentimenti attraverso la volontà essenziale dell’anima, e questi si manifestano nella psiche filtrati dai condizionamenti della natura e della storia di ognuno. Ma i sentimenti della psiche si devono confrontare con la volontà della coscienza e la natura con la grazia.
Perciò, di fatto, la volontà, come si manifesta attraverso la consapevolezza della psiche, è in stretta relazione con la volontà della coscienza.
Gratitudine, compassione e tenerezza sono forse i sentimenti più naturali, più diretti e meno mediati, e sono i più adatti a manifestare il cuore.

 

Pudore e vita

Il pudore protegge le relazioni. Infatti lascia scoperti il viso, che parla e manifesta la psiche, le mani che operano e, sebbene in modo limitato, l’anima.
Ci si relaziona con il mistero, e il pudore, pur svelando, protegge il mistero dall’abuso. Il mistero, infatti, pur entrando in comunione, rimane mistero.
Se la relazione è profonda, non solo sentimentalmente ma di fatto, cioè nel matrimonio, il mistero non teme di svelarsi e, perciò, di diventare vulnerabile, perché sa di essere rispettato proprio come mistero, con la sua parte di inviolabilità.
Svelarsi, non solo nel senso di spogliarsi, in genere rende vulnerabili. Di conseguenza, la vulnerabilità richiede la relazione, come nei malati, nei poveri, nei piccoli, nei sofferenti…
Ci si dà a una persona o, meglio, a Gesù stesso, e perciò, poiché egli si è incarnato in qualche modo in ogni uomo (cfr. Concilio Vaticano II) a ogni persona.
La spudoratezza è un modo per dire “io ci sono!”, ma senza relazione.
È un grido prepotente di manipolazione e di dominio, anche se spesso inconscio e a responsabilità limitata.
L’immagine di un feto, e più precisamente l’immagine in uso nel Movimento per la Vita, spesso genera pudore non nel soggetto, ma in chi guarda, anzi in chi non vuole vedere, perché non vuole relazionarsi con lui e lo vuole cancellare.
L’immagine di quel feto è come l’immagine di Gesù mostrata da Pilato ai giudei: “Ecco l’uomo!”.
Davanti a quell’immagine non puoi far finta di niente: devi decidere. Devi dire, se non lo vuoi, “Crocifiggilo!”, oppure lo accetti.
Per questo a molti quell’immagine fa l’effetto che la luce fa ai vampiri.

 

Padre nostro

Si prega, e si prega comunitariamente, sia per dare, che per ricevere.
Del resto, non si può dare se prima non si riceve.
Perciò si prega Dio per sé stessi, perché si è mendicanti di tutto; ma si prega come mendicanti che condividono, cioè che, chiedendo Dio (e ogni cosa con lui), contestualmente lo chiedono per tutti, come insegna la preghiera del Padre nostro.

 

Provvidenza

Il Padre nostro chiede a Dio il pane quotidiano, sia quello del Cielo sia quello materiale della terra.
La provvidenza è globale, e il pane del Cielo viene prima di quello materiale e basta in sé stesso.
Del resto, che cosa significa “provvidenza” per i malati? La salute quotidiana non è forse necessaria, spesso, come il pane quotidiano?
Ma una sola cosa è necessaria, dice Gesù a Marta (cfr. Lc 10,38-42), cioè stare con lui e dipendere da lui e dalle sue parole.
Gesù dice di abbandonarsi al Padre così pienamente da fare come i corvi, che non si preoccupano di che cosa mangiare, eppure il Padre li nutre. Ma i corvi non possono forse morire di fame?
La provvidenza, perciò, più che il risultato materiale richiede l’abbandono a Dio e la gioia che ne deriva.
Essa, che si manifesta in vari gradi e in varie forme, consiste nel fatto che tutto concorre al bene di coloro che Dio ama, e di fatto opera secondo l’ordine stabilito da Dio, sia a livello naturale sia soprannaturale.

Per cui, anche se a volte i poveri muoiono di fame, cosa innaturale, questo disordine manifesta, attraverso l’azione soprannaturale di Dio nei poveri, che spesso è invisibile, l’ordine divino anche secondo la natura.
Come la Croce che, evidenziando l’odio contro Gesù, ha evidenziato anche l’amore di Dio verso i suoi nemici e, perciò, l’ordine della giustizia, anche umana.
Ma la provvidenza, ordinando secondo la carità, tende a ordinare anche secondo giustizia; infatti, anche nelle vite dei santi chiamati in modo speciale ad essere anime vittime e, perciò, a stare in Croce con Gesù, sono molti gli episodi in cui la provvidenza manifesta l’ordine della giustizia anche secondo la natura.
La provvidenza dà senso al male e all’ingiustizia e dona fiducia nella prova. Dà il pane del Cielo e così compie ogni giustizia e ordina anche socialmente.
Semplificando e riducendo, si potrebbe dire che più si vive la povertà per amore (e più si ama attraverso la sofferenza), meno esiste una povertà materiale espressione di ingiustizia o inevitabile.
Più sono i poveri per amore, meno sono i poveri che mancano di ciò che è necessario.
Più ci si fa poveri per amore e si accetta la povertà per amore, più si vive nella gioia.

 

Comunione e comunicazione

Man mano che il bambino, crescendo, forma la sua personalità e da una sorta di identificazione con la madre e il mondo che lo circonda passa a una consapevolezza psicologica della propria individualità, e perciò passa da una comunione identificativa a una comunione attraverso l’amore, da un’unione percepita a un’unione voluta, più si strutturano dei canali di comunicazione formale che, ad un tempo, delimitando i propri confini e il proprio sé e riconoscendo i confini e il sé degli altri, favoriscono una comunicazione personale e consapevole.

Le forme, perciò, sono dei concreti canali di comunicazione così come il linguaggio è un concreto “vocabolario” attraverso cui si comunicano i segnali che, attraverso i sensi e le percezioni, manifestano ciò che siamo.

Questi canali però, a causa delle esperienze spesso negative della vita, ma anche a causa dei propri deficit e mancanze, spesso si sclerotizzano e tendono a interrompersi. E se lasciano passare qualcosa, è soprattutto un messaggio di sé non veritiero, specialmente se si sceglie volontariamente di non comunicare ciò che si è e ciò che di bene si è chiamati a dare.

La psicologia in questo caso può aiutare almeno parzialmente, perché solo la grazia può guarire presto e in profondità e può perfino rinnovare miracolosamente l’anima di una persona.

Ma la psicologia deve seguire le “regole” del Vangelo, che ordinando i valori e dando i principi della verità, fa sì essa possa funzionare, oltre a donare la grazia soprannaturale che può arrivare anche a guarire direttamente. Del resto: quale migliore “Psicoterapeuta” di Gesù?

 

L’amore di Dio verso le anime del purgatorio

Se il Signore si occupa delle sofferenze attuali delle anime purganti, che sono già salve, vuol dire che non vuole la sofferenza, a meno che non abbia come fine la gioia eterna.
Dio, cioè, non vuole la sofferenza fine a sé stessa.
Egli vuole che ognuno ottenga il massimo della gioia a lui possibile, con il minimo della sofferenza possibile.
Non vuole sacrifici e sofferenze inutili; e, se ci sono, le usa affinché possano essere utili.
In Dio ogni sofferenza è ricompensata a seconda dell’amore; e se grandi sofferenze chiamano a grande amore, ci può essere un grande amore anche attraverso una piccola sofferenza circostanziale.

 

Misericordia e giustizia

La misericordia divina, che si manifesta sia verso i colpevoli di delitti sia verso le loro vittime, prevede il pentimento.
Di conseguenza, la giustizia di Dio, che è il suo stesso amore misericordioso, prevede il pentimento.
Senza pentimento, Dio non fa sconti di pena.
La giustizia umana, a cominciare dalla giustizia terrena degli Stati, deve essere improntata alla giustizia divina, ma, poiché è temporale, deve valere ora e non nel futuro.
Gli Stati, perciò, devono agire con giustizia qui e ora, senza escludere anche la misericordia, che nel “sistema” esclusivamente legale si manifesta a cominciare dal diminuire la giusta pena. Ma, se la pena è giusta, diminuirla di per sé non sarebbe giusto, a meno che non vi sia pentimento, o almeno ragionevole speranza di pentimento e, perciò, di bene.
In questo caso la misericordia umana, che deve tenere conto anche delle vittime, chiamate anch’esse alla misericordia senza rinunciare ai principi della giustizia, tende a realizzare anche la giustizia umana.

 

Devozioni

Le devozioni servono anche a farci capire che Dio è più grande del nostro cuore e che la Rivelazione divina è più ampia delle interpretazioni che ne facciamo.
Non si tratta di “allargare” la verità, che non è né larga né stretta e che si trova solo attraversando la porta stretta, ma di adattare il nostro cuore a quello di Dio, che è largo.
Come dice il Vangelo: “Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio”.

Teresina di Gesù Bambino ci dice che la fiducia in Dio è la devozione delle devozioni, che compendia tutte le promesse legate a tutte le devozioni. Che si realizzano in proporzione all’adesione alla volontà di Dio e alla fede, alla speranza e, soprattutto, alla carità, dell’anima.

Ma che si possono realizzare anche attraverso un’impetrazione sincera e umile a Dio.
Le devozioni non funzionano automaticamente. Funzionano solo se si praticano con umiltà, cioè senza sentirsi più degli altri, senza pretendere di sapere tutto e di non voler imparare nulla, senza giudicare gli altri.
Infatti non è la devozione a donare la grazia, ma la misericordia di Dio, e non sono le pratiche devozionali a dare forma alla misericordia, ma è la misericordia a dare forma alle pratiche.
Nella vera devozione non c’è niente di superstizioso o fatalista, ma tutto nasce dalla fiducia in Dio.
Occorre, perciò, essere misericordiosi.
È nella misericordia che le promesse divine vengono sigillate e autenticate, in quanto la misericordia è il principio dell’azione divina, mentre le pratiche di devozione sono il mezzo “garantito” dalla Chiesa.

 

Carità e intelletto

L’intelligenza è più nella carità che nell’intelletto, per cui un analfabeta che ama, anche in questa vita, è realmente più intelligente, a livello profondo e perciò essenziale, di un grande dotto.
Solo chi ama è davvero felice, e chi più ama è più felice.
Di fatto, un analfabeta che ama, rispetto a un dotto che non ama o che ama meno, è un po’ come chi non ha studiato musica ma gode di un brano musicale più di quanto non ne goda il compositore stesso del brano.

 

Caos o logica

Il caos produce caos e, anche se per combinazione producesse qualcosa di ordinato, rimarrebbe comunque caos, perché non ci sarebbero le condizioni e gli strumenti per farlo funzionare e perché subito tornerebbe il caos (il tempo ha un senso e avanza con un ordine di successione, per cui dire caos è come dire nulla).
Per questo, ciò che in assoluto è intrinsecamente e strutturalmente incomprensibile a qualsiasi tipo logica non esiste.
Che noi non sappiamo quasi nulla della realtà e che ciò che sappiamo ci superi è scontato, ma possiamo capire il senso della realtà attraverso la nostra esperienza della realtà (che, sebbene limitata, c’è), che riusciamo a “tradurre” secondo i criteri della nostra logica, espressione limitata ma autentica di una Logica che ci supera.
Analogamente, anche i ciechi possono conoscere il mondo fisico in un certo modo, limitato ma vero e aperto alla verità tutta intera, se agiscono a partire dai punti di riferimento che i loro sensi, attraverso la logica, manifestano come attendibili. E infatti i ciechi avveduti non cadono. Mentre, se pensassero che il mondo non fosse conoscibile, non si muoverebbero neanche.
L’esperienza ci dimostra che esiste un ordine a cui anche i relativisti si sottomettono, non fosse altro perché ne hanno fatto esperienza: quello delle leggi della fisica.

 

Passioni e ragione

La ragione non limita le passioni, ma le fa funzionare bene, cioè le fa raggiungere il proprio fine.
Per cui, attraverso la ragione e la volontà, le passioni, invece di essere represse, vanno più in profondità.
L’intensità delle passioni non è un ostacolo allo spirito umano, se la ragione guida il processo passionale.
La ragione si esprime per schemi, ma capisce oltre gli schemi, cioè non è schematica. Usa simboli, ma li comprende oltre il simbolismo.

 

Evidenza dell’esistenza di Dio

In genere i bambini sono istintivamente sinceri, cercano l’affetto e lo danno senza maschere, e credono in Dio. Ci credono naturalmente, così come naturalmente tendono a voler ricevere e dare affetto e a essere sinceri. È un dato grezzo, che non c’entra nulla con lo sviluppo intellettuale.
Dire che con la maturità intellettuale è ovvio che non credano più è come dire che è ovvio che non siano più spontanei e sinceri. Un’idiozia.
Il fatto è che il credere o meno in Dio non dipende dalla natura, e perciò dalla verità, ma dai condizionamenti che si sono ricevuti e, eventualmente, anche dalla volontà.

 

Ricerca della verità

Nelle letture spirituali molte affermazioni che sono assolutamente vere vanno integrate, senza che perdano nulla del loro autentico significato, con altre espressioni ugualmente autentiche.
Va perciò allargata la visuale e scoperto un senso più pieno.
Ma, soprattutto, certe espressioni vanno integrate con la dottrina della Chiesa e anche con la propria esperienza autentica.

 

Se l’uomo non avesse peccato?

Senza il peccato come si sarebbe sviluppato l’uomo? Molto difficile dirlo. Certamente in modo molto diverso dall’attuale, almeno nella sostanza. Probabilmente sarebbe stato tecnologicamente più avanti, ma forse anche meno. Sicuramente vi sarebbe una civiltà dell’amore e tutti sarebbero felici.

 

Misericordia

Quando si parla di misericordia, qualcosa non ci torna mai, perché l’amore di Dio ci supera e sorprende sempre. Prendiamo, ad esempio, il fatto, per molti scioccante, che vari mistici, beati e anche santi hanno attestato che Mussolini si è salvato.
Ma la misericordia non contraddice mai la ragione: semplicemente la supera.
La misericordia, infatti, non è a nostra misura, ma alla misura di Dio, e solo umiliandosi la si può contemplare con stupore.
Umiliarsi, annullarsi davanti a Dio non significa spersonalizzarsi.
A livello psicologico l’uomo non si deve annullare, ma affermare, anche se si afferma solo mettendo in pratica il Vangelo e, perciò, stimando gli altri e umiliandosi davanti a Dio.
Umiliarsi davanti a Dio non toglie nulla ma, anzi, dona, così come un qualsiasi numero, per quanto “grande” sia, davanti all’infinito è niente perché la “distanza” tra esso e l’infinito rimane infinita, ma quest’ultimo non lo cancella.
Da questa umiltà nasce il desiderio del Tutto e si capisce, o meglio si contempla, la misericordia divina.
Ma come fa un tiepido a essere misericordioso? O a stupirsi e a chiedere umilmente la misericordia?

 

Realismo

I principi teologici e dottrinali sono molto utili da conoscere perché ci manifestano la logica e l’amore di Dio.
Ad esempio, riguardo ai trapianti di organo, la Chiesa, che interpreta il pensiero divino, è molto aperta, ma fornisce anche altri principi, con cui il quello della donazione di organi va integrato.
Ad esempio, la regola secondo cui, prima dell’espianto, il donatore deve essere certamente morto.
Da qui nasce il sano realismo, che è espressione di apertura e verità.

Nella fattispecie, la maggior parte di certi trapianti che oggi si effettuano è illecita, perché certi organi, per essere impiantati con successo, devono essere espiantati con il donatore ancora in vita. Il fatto che molti tacciono su questo, davanti a Dio, non cambia la realtà.

Allo stesso modo, riguardo all’indulto verso i carcerati, il principio della rieducazione va integrato con quello della sicurezza pubblica, della deterrenza, talvolta indispensabile, e dell’espiazione.
Il realismo impone ai politici di domandarsi se un dato indulto sia davvero utile ai carcerati e al bene comune, tenendo presente la situazione concreta della società, come ad esempio, in Italia, il fatto che nella grande maggioranza dei casi i reati non comportano effettiva detenzione.

 

Discernimento

Apertura e purezza dottrinale sono indispensabili per un autentico discernimento.

Ad esempio, certi popoli antichi erano molto precisi nel determinare le eclissi, a cui però attribuivano significati magici o comunque conformi alle loro credenze pagane.
Anche se i loro risultati erano scientificamente apprezzabili e la metodologia di calcolo sostanzialmente esatta per i mezzi a loro disposizione, il demonio poteva interferire anche con eventi preternaturali. Tuttavia, ciò non ha impedito alla scienza e alla fede di discernere separando la verità dalla menzogna.
Forse le spiegazioni dei primi scienziati e dei primi evangelizzatori riguardo alla predizione delle eclissi di questi popoli pagani erano piene di errori, ma l’intento era scientifico e certamente non magico.

Questi primi evangelizzatori, proprio perché si preoccupavano della verità, erano prudenti, ma senza chiudersi di fronte alle verità dei popoli pagani, al contrario di certi cristiani integralisti di oggi che, forse per contrastare il permessivismo e la faciloneria dei cristiani attuali, vedono tutto ciò che proviene dai pagani come opera esclusiva del demonio.

Così, mentre certe pratiche e medicine pagane sono da rigettare in tronco, come lo yoga, altre vanno studiate per essere purificate, come hanno fatto i gesuiti con l’agopuntura, che a quanto pare può essere utile per alcune cose (ma non è una panacea universale), purché chi la pratica non faccia alcun riferimento, né teorico né pratico, a concetti magici o occulti.
Il problema è che in Occidente specialisti di questo tipo sono molto rari o quasi inesistenti.

 

Peccato originale e attuale e richiami alla conversione

Schematicamente, il male può manifestarsi attraverso atti in cui:

1.      L’azione peccaminosa è solo “materiale”, cioè priva di colpa. Ciò avviene quando manca la capacità di intendere e/o di volere (almeno in quella specifica azione). In questo caso, ordinariamente prevale l’istinto, e l’azione è frutto del peccato originale, essendo una sua conseguenza dovuta al solo condizionamento del peccato originale. È credibile che queste azioni soggettivamente totalmente incolpevoli riguardino una minoranza dei casi.

2.      L’azione peccaminosa è dovuta a un condizionamento combinato: quello del peccato originale e quello del peccato attuale (proprio o altrui).

3.      L’azione è dovuta principalmente al proprio peccato attuale, pienamente avvertito e deliberatamente accettato.

Quando la Madonna, nelle apparizioni, richiama alla conversione, si riferisce soprattutto a quest’ultimo caso.
Il primo caso non potrà mai essere del tutto eliminato.
I tre casi limite sono generalmente collegati tra loro.

 

Predicazione

La grazia è legata a un Evento: la salvezza operata da Cristo, e a una Persona: Gesù Cristo.
È legata all’iniziativa di Dio.
Dall’Evento della salvezza nascono eventi salvifici, tra i quali Dio usa in modo singolare la predicazione, perché egli vuole che l’uomo sia consapevole.

 

Arte

Se facciamo corrispondere il significato di “arte” alla vita, allora vero artista è chi è sé stesso, cioè chi manifesta la propria originalità.
Perciò chi non pecca è un grande artista, in quanto il peccato deturpa ciò che si è.
Ed è più artista chi è più santo, cioè chi più è santificato da Dio e risponde alla sua grazia santificante.
L’arte concreta, invece, è un po’ come la capacità cognitiva rispetto al dono spirituale dell’intelletto, o come un’opera umanamente buona rispetto alla grazia. O come una cornice rispetto a un quadro.
Simmetria, bellezza, linguaggio: esprimono valori universali che la natura umana comprende, ma li esprimono personalizzandoli in modi diversi, cosicché l’arte è universale e, nello stesso tempo, personale.
L’arte e la bellezza sono un po’ come il cibo: hanno parametri universali. Cioè certe cose sono belle analogamente a come certe cose sono buone da mangiare, ma certi valori si personalizzano analogamente a certi cibi, che possono essere più graditi di altri. Questo dipende anche, ma non solo, dalla propria cultura, dalle proprie abitudini, dai tempi, ecc.
Inoltre, all’arte occorre educarsi, come occorre educare il palato a distinguere un sapore da una sensazione come quella che produce il sale, che è importante per il sapore, ma non vi coincide.

 

Nello Spirito tutto si spiritualizza e tutto ciò che di spiritualizzato si chiede si ottiene

Se si capisce che anche la materia e il piacere sono in funzione dello spirito e della verità e vi entrano in sinergia, allora si comprende che si può stare sempre nella gioia, integrare ogni caratteristica umana e ottenere sempre ciò che si chiede a Dio.

 

Condizionamenti spirituali

Forse, a volte, per permissione di Dio, anche l’azione del demonio può condizionare invincibilmente un’anima.
Ma a volte il condizionamento invincibile si ottiene con il contributo dell’accidia, che può essere veniale, se la negligenza non impedisce comunque un impegno sincero, oppure grave.

 

Concilio Vaticano II e la tradizione nella Chiesa

Il Concilio Vaticano II ha proclamato dei PRINCIPI pastorali che vengono prima dell’azione pastorale concreta e che, quindi, sono irreformabili.
Così come lo sono i principi delle PRASSI consolidate della Chiesa, che di fatto si basano sul Magistero ordinario.

Allo stesso modo i principi consolidati del discernimento, avendo implicazioni dottrinali, sono irreformabili, come, ad esempio, quello riguardante i carismi, anche straordinari, che possono essere esercitati anche dai laici. Il discernimento pastorale che avviene qui ed ora, però, non è irreformabile, poiché si basa su dei dati che possono essere imprecisi o comunque incompleti in modo decisivo, come quando a San Pio da Pietrelcina fu proibito di confessare. Decisione a cui il santo per primo ubbidì.

Così la Chiesa ha approfondito, ma non cambiato, i PRINCIPI che riguardano la mortificazione e la penitenza, anche se a volte certe linee pastorali pratiche sembrano eccessivamente lasse, non tenendo conto di fattori importanti.

Di fatto, la dottrina oggi guarda meno all’asprezza delle pratiche di penitenza, senza però rinunciarvi, cosicché ordinariamente si dà più importanza alla rinuncia (sia passiva, che consiste nell’accettare gli incomodi della vita, che attiva, che comporta il fare a meno di cose e piaceri leciti e buoni per amor di Dio), che alla durezza delle penitenze e dei digiuni, a cui, però, la Chiesa non rinuncia, ma piuttosto mitiga, consigliando per le penitenze e i digiuni aspri, di lasciarsi guidare dal confessore.

 

Fede e amore

Il calore è segno dell’energia vitale e dell’amore, la luce è segno della verità e della fede.
Le onde elettromagnetiche, che producono la luce visibile, permettono la vita sulla Terra: le onde infrarosse trasmettono energia e perciò calore, mentre l’energia della luce visibile viene quasi tutta respinta, cosicché possa avvenire in superficie la sintesi clorofilliana.
Senza energia, di cui il calore è segno e testimonianza, anche se la luce producesse la visione, non ci sarebbe vita, analogamente alla fede che, senza la carità, non dona la vita della grazia.
Ma il Sole non fa distinzione: l’energia che invia serve a far vivere e a far vedere, che sono funzioni della stessa vita.

 

Piacere, dolore, emozioni

Dipendono dai ricettori nervosi, ma anche dal cervello dove vengono vissuti.

Non a caso si può sognare di udire musiche celestiali provando emozioni fortissime, fino alle lacrime, o gustare odori e sapori formidabili, spesso più che nella vita reale.

 

Gaudio intellettuale

Il gaudio intellettuale naturale, indipendentemente dall’oggetto della disciplina che si studia e verso cui si è attratti, ha una soglia legata alla natura umana.

Il gaudio soprannaturale, invece, anche se non infinito, non ha una soglia fissa e può dilatarsi anche di molto. E non di rado agisce anche sul gaudio naturale, che perfeziona, eleva e porta a compimento.

 

Comunicazione

La comunicazione umana, avvenendo per simboli, cioè in modo discreto, è composta da “schemi”.

Qui sta la grande “sofferenza” del comunicare.

Di per se infatti la grammatica e i simboli non tengono conto del continuo, e perciò della vita, della sinergia, del tutto, ecc. L’uomo però ha un intelletto che supera gli schemi, attraverso cui può capire, almeno nelle cose essenziali, il senso della comunicazione e personalizzarne il messaggio, soprattutto se è illuminato dalla grazia. Tenuto conto di queste premesse, la comunicazione schematica rimane utile per semplificare, focalizzare, evidenziare un dato punto di vista anche quando non è l’unico, mettere dei paletti, evidenziare un dato certo, ecc.

Pensare un concetto a volte è un po’ come il vedere un orologio con la cassa trasparente in cui, oltre alle lancette che danno una data ora, si vede anche il meccanismo in funzione.

 

Promesse divine

Le promesse generali di redenzione di Dio ad Adamo ed Eva riguardano anche i pagani, così come i Comandamenti, che sono iscritti nel cuore dell’uomo, anche se per i pagani è più difficile “leggerli” a causa del peccato originale.

Il popolo di Israele in più ha avuto delle promesse specifiche di redenzione, la rivelazione dei Comandamenti, e la Legge mosaica che, però, è meno dei Comandamenti, anche se a volte, per la durezza del cuore umano, permetteva cose che Comandamenti non prevedevano.

Il popolo cristiano è il popolo della realizzazione delle promesse, della legge nuova, del comandamento nuovo, che non sostituisce il Decalogo, della grazia di Cristo e dei Sacramenti.

Ma, come dice la Chiesa, i Sacramenti non sono l’unica via di salvezza, cioè non sono l’unica via in cui si manifesta la grazia: anche se sono la strada maestra, la loro influenza supera i confini della Chiesa.

Inoltre Gesù ha detto che ci sono delle pecore che non sono del suo ovile e che vanno raccolte con le altre, cioè vanno condotte alla Chiesa, ma in qualche modo sono già sue.

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