LA VIA CRISTIANA IN POLITICA
1. La Chiesa e la politica
La Chiesa non è né di destra, né di sinistra, né di centro. E' altro. Sono, semmai, le formazioni politiche ad essere più o meno compatibili con la sua Dottrina sociale.
I cattolici, prima che ai partiti, devono essere aderenti alla Chiesa. La loro "ideologia", perciò, è la dottrina sociale della Chiesa. Ma essi, secondo l'opportunità e seguendo la propria coscienza, possono "far uso" dei partiti, almeno di alcuni di essi, come strumenti per far "lievitare" la società civile manifestando in essa la potenza redentrice della dell'amore di Dio.
La Dottrina sociale della Chiesa non esclude nessun valore politico umano ma, anzi, li integra tutti: accoglienza e ordine sociale, valori tradizionali e tensione riformista, fermezza nei principi e, quando opportuno, capacità di mediazione, libertà personale e regole…
L’equilibrio della dottrina sociale della Chiesa non è una forma di equilibrismo o moderarismo, ma è dovuto alla radicalità evangelica, secondo l’ordine dei valori che la caratterizza. Un equilibrio, perciò, che non significa equidistanza tra i vari valori e tra i vari disvalori.
Se, di solito, chi in politica è radicale e riformista manca, però, di equilibrio ed è fanatico, mentre chi è “moderato” difficilmente è disposto a lottare per riforme davvero profonde che vadano a vantaggio dei più deboli, la dottrina sociale della Chiesa fa sue ambedue le tendenze, integrandole, armonizzandole ed elevandole all’ordine soprannaturale.
Per la Dottrina sociale della Chiesa la politica deve essere radicale ed equilibrata.
La Dottrina sociale della Chiesa non è né un sistema sociale, né un sistema politico, ma esprime dei principi a cui tutti i sistemi sociali e politici si devono ispirare per poter essere considerati leciti. E più ci si ispirano, meno sono illeciti.
2. Alcune premesse
Lo schema destra – sinistra (e, conseguentemente, centro), non appartiene al pensiero cristiano occidentale, ma nasce con la Rivoluzione Francese: chi, nell’Assemblea Costituente (sorta nel 1789, poco prima della Rivoluzione Francese e abolita a settembre 1791), sedeva a sinistra, era più riformista, mentre chi sedeva a destra era più conservatore.
Col tempo i termini destra e sinistra sono diventati di uso comune, assumendo spesso una vasta gamma di sfumature e significati in funzione dei tempi e dei luoghi.
I cristiani non possono rifarsi direttamente a schemi di questo tipo, anche se occorre prendere atto che sono entrati nel linguaggio comune, ma devono guardare ai principi e ai fatti.
La Chiesa non è né nazionalista, né internazionalista; né liberalista, né collettivista, ecc. Ma, soprattutto, la Chiesa è una società di origine divina, che vuole portare la novità della grazia della redenzione in tutte le strutture umane.
Perciò, se un’entità di destra o di sinistra si “cristianizzano” davvero, allora non c’è da temere, ma solo da rallegrarsi: chi, infatti, ispira la propria azione politica alla Dottrina sociale della Chiesa, è disposto a evolvere e cambiare il proprio pensiero politico e la propria azione anche essenzialmente, adattandoli ai cambiamenti sociali.
Se la democrazia viene intesa come una forma di giustizia che permette all’uomo una vita dignitosa con la prospettiva di esprimersi liberamente e poter contare anche a livello politico, allora non va confusa con le votazioni a suffragio universale, perché non deve basarsi sul parere della maggioranza, che può essere soggettivo, ma sulla giustizia oggettiva e, perciò, sulla legge morale naturale. La maggioranza, infatti, può sbagliare, mentre le leggi della natura non sbagliano.
Le votazioni a suffragio universale con dei rappresentati eletti direttamente dal popolo possono però rappresentare un mezzo pratico di partecipazione politica diretta e, perciò, di attuazione della democrazia.
Alcuni dicono: La peggiore democrazia è meglio della migliore dittatura, intendendo per democrazia semplicemente il diritto di voto a suffragio universale in un sistema parlamentare con rappresentanti direttamente eletti dal popolo.
Ordinariamente è vero, se, però, la democrazia elettiva è vera democrazia, se è, cioè, una democrazia elettiva che si basa sulla giustizia, altrimenti può non essere così.
Infatti, in una monarchia assoluta, un re santo, come ve ne sono stati in passato, può fare molto più per il popolo che una “democrazia” come quella di oggi in Italia, che permette, nonostante i progressi sociali, l’aborto e altri mali.
Il sistema elettivo parlamentare con rappresentanti eletti direttamente dal popolo, può essere molto pratico, e perciò può essere opportuno (ma non necessariamente deve essere l’unico sistema), perché, di per sé, cioè senza spinte lobbistiche e di altro genere, permette di controllare meglio l’azione dei politici che, purtroppo, quasi mai agiscono come agirebbero i santi.
In ogni caso, perché la società funzioni bene, è necessario anche, e in un certo senso soprattutto, l'apporto responsabile di ogni persona, a cominciare dai politici: la responsabilità personale, e perciò l’onestà, non può essere integralmente sostituita da regole, anche fossero le più giuste.
La democrazia intesa non tanto come giustizia, ma come sistema politico elettivo parlamentare con rappresentanti eletti direttamente da popolo, per essere giusta deve garantire le libere scelte dell’uomo con la possibilità che possa anche sbagliare ma, nello stesso tempo, deve garantire che l’errore umano non entri in rotta di collisione con la libertà degli altri.
In questo senso uno stato che si ispira alla Dottrina sociale della Chiesa deve essere laico ma non “laicista”, per cui non può perseguire direttamente il peccato in quanto scelta personale (ma può combatterlo promuovendo leggi che incentivano la moralità), almeno finché il peccato non comporti dirette conseguenze negative sulla società, ma allora è anche un reato.
Una “democrazia” moralista, infatti, potrebbe fare più danni di quelli che dice di voler combattere.
Il problema del moralismo, però, non appartiene alla Chiesa in quanto tale, ma ai sistemi e alle società che non riconoscono i valori naturali: sono queste società che vogliono imporre la loro morale “laica”, cioè laicista, che si ispira a molti falsi principi.
Uno Stato giusto deve garantire ordine e giustizia, deve educare, ma non può obbligare alla moralità, altrimenti cadrebbe nell’errore di coloro che volevano imporre la fede, che per un cristiano è il bene più grande, con la coercizione. Lo Stato deve solo garantire regole giuste e i diritti fondamentali per tutti.
In definitiva, ciò che conta per dei politici, sono i principi, l'azione e la coerenza ai principi che professano.
3. Il Corporativismo
La cosiddetta Terza via, che rifiuta sia il collettivismo marxista che capitalismo di stampo liberista, si può esprimere attraverso certe forme di corporativismo sociale di ispirazione cristiana, che nel secolo scorso sono state riscoperte dal primo Fascismo che, sebbene non può certo essere considerato un movimento di ispirazione cristiana, in alcune sue espressioni sociali l’influsso del pensiero cristiano appare evidente.
Di fatto il Fascismo, pur possedendo caratteri anti cristiani e incompatibili con la dottrina della Chiesa, nascendo in opposizione sia al collettivismo marxista che al liberismo, a livello esclusivamente economico e sociale condivideva degli aspetti della Dottrina sociale della Chiesa, a cominciare dal principio di sussidiarietà.
Del resto, se alcuni singoli aspetti sociali del Comunismo vengono separati dal contesto generale pur di evidenziarne la positività, perché la stessa cosa, e a maggior ragione, non si può fare col Fascismo, un totalitarismo ben più blando di quello Comunista che gli fu contemporaneo, soprattutto prima dell’alleanza col Nazismo?
Tanto più che, nei primi anni di potere, il Fascismo, pur mantenendo dei caratteri rivoluzionari, iniziò a dialogare e ad aprirsi con la realtà popolare italiana, impregnata di cultura cristiana, e con la Chiesa stessa.
Questo portò in pochissimi anni a un tale sviluppo strutturale, economico, industriale e, soprattutto, sociale, che, forse, soprattutto considerando i tempi, non ha pari nella storia.
Successivamente, al Fascismo riformista e dialogante con la Chiesa, succedette il Fascismo regime, di stampo totalitario e fortemente nazionalista, che portò alla guerra di Etiopia, all’alleanza con la Germania nazista, alle infami leggi razziali e alla Seconda Guerra Mondiale.
Tra i vari difetti del Fascismo, il nazionalismo rappresentò un cancro.
In realtà il nazionalismo a quei tempi era comune a tutte le nazioni con toni più o meno accentuati, tanto che certe democrazie parlamentari furono più nazionaliste del primo Fascismo, come dimostra il fatto che l’Italia si trovò militarmente impreparata alla Seconda guerra mondiale, mentre a livello di sviluppo sociale era cresciuta moltissimo.
In ogni caso, se si vuole ragionare obiettivamente sul Fascismo, occorre paragonarlo con i movimenti politici dei suoi tempi e, perciò, con l’imperialismo liberista e colonialista delle democrazie occidentali, con il feroce Comunismo sovietico, ecc. E occorre considerare che esso non fu né conservatore, né reazionario, ma, piuttosto, a livello di riforme sociali, progressista e riformista.
Ma se il Fascismo iniziale, detto Sansepolcrista, non era né di destra, né di sinistra, il Fascismo regime si aprì agli pseudo valori della destra storica immettendo elementi reazionari.
Tali elementi, col tempo, presero il sopravvento (soprattutto grazie anche alla megalomania di Mussolini), e il Fascismo deturpò molti degli elementi positivi che, nonostante tutto, l’avevano contraddistinto, tanto da meritare anche l’attenzione della Chiesa, conservatrice quanto a valori ma non nel trovare nuove vie per realizzare una società migliore.
Non si può perciò negare che, prima della sua degenerazione, il Fascismo fece riforme straordinarie come:
- Introduzione delle 8 ore di lavoro (1923).
- Introduzione della Sanità Pubblica e assistenza ospedaliera per i poveri (1923).
- Assicurazione contro la disoccupazione e assicurazione per invalidità e vecchiaia (1923).
- Riforma scolastica (1923), con particolare tutela verso i ceti meno abbienti, attraverso varie iniziative, come l’introduzione della scuola serale, fino al debellamento dell’analfabetismo.
- Fondazione dell’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia (1923).
- Legge sul gratuito patrocinio dei poveri (1923).
- Riforma dello Stato (1924-26).
- Fondazione dell’Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell’Infanzia (1925) che ha aiutato ed assistito milioni di madri e di bambini.
- Fondazione dell’Opera Nazionale Dopolavoro (1925) con l’organizzazione di sezioni sportive e molti centri sociali.
- Concessione al voto alle donne nelle elezioni amministrative (1925), quando la maggior parte delle democrazie parlamentari di allora non permetteva il voto femminile.
- Amnistia generale per i reati comuni e politici escluso l’omicidio (1925), a cui ne seguirà un’altra simile (1932).
- Legge contro la Massoneria e altre associazioni segrete (1925).
- Rielaborazione dei codici: civile, penale e di procedura penale (1925).
- Introduzione di una durissima e proficua lotta alla mafia (1925), che tornerà a farsi sentire subito dopo la guerra.
- Istituzione del contratto nazionale di lavoro (1925). Per la prima volta al mondo.
- Prime leggi al mondo a protezione e a tutela dell’ecologia, dell’ambiente e degli animali (1925 – 1937).
- L’introduzione di negozi per la grande distribuzione a favore dei ceti meno abbienti: Rinascente (1926), gruppi CIM (1927), Cica e UPIM (1928), Standa (1931).
- Istituzione dell’EOA, le famose “colonie”, a beneficio e per la salute dei figli dei lavoratori (1928).
- Legge sulla Bonifica Integrale del territorio italiano (1928), che comportò una grande riforma agraria, con l’espropriazione dei latifondi improduttivi a favore dei coltivatori diretti.
- Promulgazione della Carta Nazionale del Lavoro (1927), in cui per la prima volta al mondo si regolavano i diritti e i doveri tra capitale e lavoro, dando ai lavoratori tutele fino ad allora impensabili, quali le ferie annuali pagate, la liquidazione, il pagamento del lavoro straordinario, l'impossibilità a licenziare senza giusta causa (il famoso articolo 18, legge ultimamente abolita dalla “sinistra”), il diritto alla tutela giuridica gratuita nelle controversie coi datori di lavoro, ecc.
- Esenzione dai tributi delle famiglie numerose (1928).
- I “Patti Lateranensi”, con cui si ristabilivano i rapporti fra la Santa Sede e lo Stato Italiano (1929).
- Cospicuo miglioramento economico per gli statali (1929).
- Legge Falco, con cui si riconoscevano e tutelavano le Comunità Israelitiche italiane (le infami leggi razziali del 1938, sono una contraddizione e un tradimento di questo periodo del Fascismo).
- In quello stesso periodo il Fascismo appoggiò i movimenti indipendentisti e anticolonialisti di mezzo mondo e tale appoggio portò a Roma il Mahatma Ghandi. Non solo, il 1° gennaio 1931, in un radiomessaggio agli USA, Mussolini proponeva un disarmo generalizzato per favorire la pace e la giustizia tra i popoli a cui, nel 1932, seguì una proposta molto lungimirante di disarmo (le guerre di pochi anni dopo saranno un tradimento di questo periodo).
- Treni popolari a prezzo ridotto (1931).
- Tutela del lavoro delle donne e dei ragazzi (1934).
- Settimana lavorativa di 40 ore (1934).
- Istituzione dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari (1934).
- Istituzione della “tredicesima” (1935).
- Introduzione degli assegni famigliari (1937).
- Introduzione di importanti misure per l’igiene a vantaggio della salute pubblica (1937).
E altro ancora…
In conclusione, la Terza via fascista (e non il Fascismo) forse rappresenta il primo serio tentativo, anche se inconscio e imperfetto, di attuazione del principio di sussidiarietà, che è uno dei cardini della Dottrina sociale della Chiesa.
Di fatto, il tentativo di attuazione pratica di tale percorso sociale ha comportato il primo stato sociale moderno del mondo, cioè uno stato che non si è limitato alle sole misure assistenziali a favore dei poveri, ma che ha esteso la sua azione sociale a favore dei meno abbienti e a tutela dei cittadini, per mezzo di una legislazione a tutto campo.
Non solo: lo Stato raggiunse un'efficienza straordinaria con attestati di stima e ammirazione da tutto il mondo, efficienza senz'altro favorita da un rinnovato senso di comunità nazionale e del bene comune.
Tutto ciò va detto perché, anche se un cristiano non può identificarsi col Fascismo, certe riforme non possono non destare il suo interesse.
E, di fatto, nonostante che il Fascismo sia stato un totalitarismo che ad un certo punto degenerò divenendo filo nazista, la sua via alternativa sia alla sinistra che alla destra ispirò, tra gli altri, anche dei cattolici.
Il principale problema del Fascismo fu che, invece di trasformarsi in una democrazia compiuta, si trasformò in Mussolinismo e, perciò, in un totalitarismo compiuto.
4. La Falange Spagnola e il Movimento Integralista Brasiliano
La Falange Spagnola fu fondata nel 1933 da José Antonio Primo de Rivera, ispirandosi ai principi cristiani e, a livello economico, alla Terza via fascista.
Fortemente sindacalista e fortemente antiliberista e antimarxista, il Falangismo propugnava idee molto riformiste (specie dopo la fusione, nel 1934, con la JONS, ovvero Giunta di Offensiva Nazional-Sindacalista), ma inserendole nella tradizione nazionale spagnola.
La Falange, contraria alla democrazia parlamentare, prevedeva, come forma di partecipazione democratica e popolare, il principio fascista della democrazia organica.
Contro l’individualismo e basandosi sulla giustizia sociale, il Falangismo, pur nel rispetto del principio della proprietà privata, proponeva la nazionalizzazione delle banche e dei servizi pubblici e la socializzazione dei mezzi di produzione, altra idea ripresa dal Fascismo.
Nonostante ciò, la Falange Spagnola non va confusa col Fascismo, che non seguì nella degenerazione nazionalista.
Nel 1937, nel corso della Guerra Civile Spagnola, morto José Antonio Primo de Rivera fucilato dai Repubblicani, e caduti in battaglia tutti gli altri leader, la Falange si aprì ai clericali, ai monarchici e ai conservatori, modificando così, almeno parzialmente, le idee riformiste che l’avevano caratterizzata ma, anche, legandosi particolarmente alla Chiesa. Non a caso fu denominata anche Falange del Cristo Re o Falange del Sacro Cuore di Gesù.
Il Generale Franco, ottenuta la vittoria nella Guerra Civile e presa la guida del Paese, pur senza mai assumere la guida della Falange, la fece confluire nel suo Movimento Nazionale e perseguitò i vecchi falangisti che vedevano tradite le loro originarie idee.
Il Franchismo non fece quelle riforme che i falangisti si auspicavano ma, nonostante le violenze di cui si macchiò, stava dalla parte, giusta così come gli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale.
Stava dalla parte giusta anche se avevano vinto le elezioni i Repubblicani (come le aveva vinte Hitler in Germania), ma i vincitori di una sfida democratica non possono comportarsi in modo antidemocratico e totalitario: come Hitler non aveva alcun diritto di perseguitare gli ebrei, i Repubblicani non avevano il diritto di perseguitare i loro avversari e la Chiesa.
Molti considerano Franco un capo di stato mediocre, ma non è vero.
Fu per molti anni il Caudillo, il capo indiscusso della Spagna, e più che un’ideologia seguì ciò che a lui sembrava più vantaggioso per la Spagna, ma ciò rappresentò più un vantaggio che uno svantaggio.
Franco, infatti, non solo mantenne la Spagna fuori dalla Seconda Guerra Mondiale e, anzi, in quel periodo di persecuzione contro gli ebrei, fece sì che il territorio spagnolo fosse, per gli israeliti in fuga, un rifugio sicuro, ma, attraverso la formazione politica del Movimento Popolare, dette anche voce alle istanze delle più svariate componenti della società spagnola, a cominciare dai cattolici.
Tutto questo pluralismo non permise riforme drastiche, ma mantenne la Spagna pacificata preparando la strada al boom economico degli anni settanta.
L’Azione Integralista Brasiliana (AIB), fu fondata dallo scrittore e teologo Plinio Salgado nel 1932 ispirandosi dall’organizzazione statale dell’Italia fascista e alle sue riforme sociali, ma non si può definire un fascismo perché, sebbene dal Fascismo riprese la cosiddetta “terza via” e certi atteggiamenti “marziali”, fu di ispirazione fortemente cattolica.
Di fatto il concetto di Stato di Plinio Salgado era, rispetto alla dottrina fascista, molto più esplicitamente incentrato sulla persona umana piuttosto che sull’istituzione statale.
Per Salgado lo Stato doveva essere per l’uomo e non l’uomo per lo Stato, tanto che non confuse mai il corporativismo con lo Stato come avvenne nell’Italia fascista.
Così il sentimento nazionale che propose l’AIB non sfociò mai nel nazionalismo, ma consistette solo in un forte senso di identità nazionale in opposizione alle mire egemoniche delle potenze straniere, specie in campo economico. Esso, inoltre, era orgogliosamente multietnico, tanto che molti afrobrasiliani vi aderirono arrivando fino alla dirigenza. L’AIB, infatti, vedeva nell’identità nazionale una comune identità spirituale.
La fortissima influenza del cristianesimo comportò, rispetto al Fascismo, oltre ad una dimensione meno statalista, anche un corporativismo più marcatamente democratico, così come messo in luce dall’enciclica di Papa Leone XIII, Rerum novarum.
I capitalismi e i comunismi venivano considerati come due facce della stessa medaglia: ambedue erano conseguenze del materialismo e ambedue propugnavano l’internazionalizzazione e l’omologazione dell’umanità, o attraverso il dominio delle multinazionali, o attraverso una dittatura collettivista.
L’AIB era per uno stato forte ma, anche, fortemente solidale. Uno dei concetti cardine della dottrina dell’AIB fu la Rivoluzione interiore, attraverso cui si sarebbe dovuti passare dall’individualismo e dall’egoismo, all’apertura verso gli altri fino al dono di se stessi per amore. La società, infatti, veniva vista come una grande famiglia.
L’esperienza politica dell’AIB durò poco più di 5 anni perché il partito, che stava ottenendo un successo straordinario, fu sciolto dopo un golpe antidemocratico di militari.
Negli anni cinquanta Plinio Salgado fondò il Partito della Rappresentanza Popolare, che riprese i concetti base dell’Azione Integralista Brasiliana riorganizzandoli, però, secondo le regole della democrazia parlamentare e tralasciando i riferimenti esteriori fascisti, ma il successo non raggiunse mai quello dell’AIB.
Di fatto l’Azione Integralista Brasiliana prima, e il Partito della Rappresentanza poi, sono ingiustamente considerati di destra solo perché il corporativismo era al centro della dottrina fascista, considerata di destra, mentre in realtà non rientravano né negli schemi di destra, né in quelli di sinistra.
La destra storica è infatti caratterizzata dal conservatorismo, tradizionalismo, capitalismo, nazionalismo, individualismo… mentre i partiti di Plinio Salgado, ma anche il Fascismo, non professavano tali idee.
Non a caso i partiti fondati da Salgado sono stati combattuti dalle giunte militari, queste sì di destra, in quanto a favore del capitalismo sfrenato e dei grandi proprietari terrieri.
Ma Salgado non aveva niente in comune neanche coi valori della sinistra che, con la destra storica, rappresenta l’altra faccia del materialismo, un materialismo che arriva fino all’ateismo e alla totale degenerazione morale.
Le formazioni che oggi si dicono eredi di quelle fondate da Plinio Salgado sono ridotte a poca cosa.
5. Il Partito Popolare Italiano e la Democrazia Cristiana
Il Partito Popolare Italiano (PPI), fondato nel 1918 principalmente ad opera di don Luigi Sturzo, fu laico e interclassita, ma direttamente ispirato alla Dottrina sociale della Chiesa. Fu, perciò, non un partito cattolico, ma di cattolici, anche se aperto a tutti.
Propugnava la libertà religiosa, la centralità della famiglia nella società, la libertà di insegnamento, un forte sindacalismo, la piccola proprietà agraria a scapito del latifondismo.
Fin dall’inizio fu favorevole al pieno suffragio universale, cioè all’estensione del voto a tutti e perciò anche alle donne, in un sistema elettorale proporzionale. Fu inoltre favorevole al decentramento e allo snellimento dello Stato, al sostegno alla Società delle Nazioni (il “primitivo” ONU) e al disarmo universale.
Fortemente conservatore quanto alla questione morale, che è l’essenza della convivenza civile, per quanto riguarda la giustizia sociale era, invece, fortemente riformista.
Fu sciolto dal regime Fascista nel 1926.
La Democrazia Cristiana (DC), fondata nel 1942 e attiva fino al 1994, fu un partito di ispirazione cristiana di area moderata, ovvero centrista, dove per centrismo non deve intendersi tanto come l’equidistanza o la posizione intermedia tra i partiti conservatori e quelli social comunisti (allora fortemente totalitari), ma una posizione intermedia, in campo socio economico, tra il liberismo e la sinistra. Una sorta di “terza via”, ma non corporativista, come quella fascista.
Una terza posizione condivisa, per molti aspetti, anche dai partiti socialdemocratici, che, però, al contrario dei centristi di ispirazione cattolica, riguardo ai valori morali, sono molto secolarizzati e, perciò, molto distanti dai cattolici (ad esclusione del Partito Socialdemocratico Portoghese che, a causa della confluenza nelle sue fila di molti cattolici, è però considerato un partito conservatore, tanto che nel Parlamento europeo fa parte dello schieramento dei Popolari).
Pare che il 15% dei partigiani che combatterono la Guerra di Liberazione avevano legami di idee con la Democrazia Cristiana e, di fatto, la loro azione, rispetto ai partigiani rossi, fu in genere più prudente, senza odio e senza eccessi.
Nel dopoguerra, nonostante alcune collaborazioni avute coi social comunisti al tempo della lotta al Fascismo, la DC si contrappose fortemente alle sinistre, allora esasperatamente nemiche di ogni religione e ogni tradizione popolare, avendo anche l’appoggio degli ex fascisti.
I tre personaggi di riferimento della politica cattolica italiana del primo dopoguerra furono: De Gasperi, che guidò il governo fino al 1953, don Sturzo, che pur non facendo parte integrante della DC, ne fu comunque un “ideologo”, e La Pira, che non ebbe mai incarichi di governo di primaria importanza ma che dimostrò la sua capacità governativa come sindaco di Firenze.
Alcide De Gasperi fu fortemente centrista. La sua corrente, in contrapposizione a quella di Dossetti, a cui apparteneva anche La Pira, sebbene riformista, fu soprattutto attenta a combattere il Comunismo, mentre i dossettiani erano più attenti alle riforme sociali.
Egli, così, preferì allearsi coi Repubblicani, i Liberali, i Socialdemocratici, il partito altoatesino SVP, ecc., piuttosto che coi socialisti o gli ex fascisti (da cui, però, nel 1948, ricevette molti voti in chiave anticomunista).
Quando la dirigenza DC perse il contatto con De Gasperi, Sturzo e La Pira, il partito si andò corrompendo sempre di più, fino a 1994 in cui si sciolse.
Giorgio La Pira divenne antifascista nel 1938, dopo la promulgazione delle infami leggi razziali da parte del regime Fascista. Prima, anche se come cattolico non poteva condividere ogni cosa dell’ideologia fascista, apprezzava molte delle riforme fasciste. Tanto che, entrato in politica, si rivelò come un grande riformista.
Non a caso fu eletto 2 volte sindaco di Firenze contrapponendosi alla sinistra e con i voti determinanti degli ex fascisti fiorentini, molto sensibili alle problematiche sociali.
La Pira apparteneva alla corrente di sinistra della DC non perché fosse vicino al Partito Comunista, ma perché interessato ai problemi sociali e perché fortemente antiliberista, cosa che moralmente ne fa una delle più grandi figure della politica mondiale.
6. Più percorsi per lo stesso ideale
Don Sturzo, La Pira, De Gasperi e Papa Pio XII, sono stati dei grandi personaggi e dei grandi cristiani, tanto che per ciascuno di loro è in corso il processo di beatificazione. Eppure, tra loro, non sono mancati screzi.
Pur avendo lo stesso ideale, infatti, si possono lecitamente avere percezioni, visioni, percorsi e modi di agire diversi.
In ogni caso il cristiano che agisce secondo coscienza e con la ragione illuminata dalla fede, è guidato da Dio.
Del resto per il cristiano non sono tanto i sistemi (economici, politici, ecc.) a contare, ma le idee, e, soprattutto, la grazia divina. I sistemi devono essere solo compatibili a favorire l’applicazione della Dottrina sociale della Chiesa.
I contrasti tra sistemi che conducono allo stesso fine, perciò, possono esserci, ma riguardano le attuazioni pratiche dell’azione politica, non il fine.
Nel 1952, anno delle amministrative a Roma, sorse un contrasto tra De Gasperi e Papa Pio XII.
Il pericolo comunista era reale, perché allora comunisti e socialisti erano in maggioranza stalinisti e la possibilità di una guerra civile era molto concreta. Così a De Gasperi fu fatta pressione, da parte di importanti uomini di Chiesa che si facevano interpreti del pensiero di Papa Pio XII, perché la DC si alleasse con gli ex fascisti.
De Gasperi, pur con grande rammarico, non acconsentì e volle che la DC si presentasse da sola. Andò bene e la DC vinse (presumibilmente anche con molti voti di ex fascisti), ma in quel caso Alcide De Gasperi forse sbagliò, perché la posta in gioco era troppo alta.
Anche se l’episodio in quel momento non lasciò grandi strascichi, un indizio che comunque quella scelta potrebbe essere stata un errore, venne 10 anni dopo.
Nel 1962, infatti, vi fu il primo governo di centrosinistra capeggiato dalla DC, che De Gasperi, nel frattempo deceduto, difficilmente avrebbe approvato (di fatto la DC negli anni sessanta cominciò a caratterizzarsi per la pochezza, soprattutto morale, di molti suoi rappresentanti).
L’apertura a sinistra, infatti, anche se comportò delle riforme interessanti e che di fatto si rivelarono utili a migliorare certe situazioni, aprì, però, la strada al degrado morale e sociale (divorzio, aborto, ecc.), con tutto ciò che ne conseguì e ancora oggi ne consegue.
E’ da riconoscere, però, che non fu solo colpa dei politici.
Chi ha più responsabilità nella società ha senz’altro una enorme responsabilità anche davanti a Dio: la Sacra Scrittura, così come la dottrina della Chiesa, su questo è chiarissima. Ma è anche vero che non ha tutta la responsabilità, in quanto in una società il peccato di ciascuno, così come il bene, si diffonde: in tal senso i politici sono espressione della società.
Del resto, negli anni sessanta, anche molti uomini di Chiesa furono vittima di una certa mentalità mondana, tanto che molti ecclesiastici e religiosi, intendendo in senso materialista il Concilio Vaticano II, presero posizione neo moderniste con grave danno e scandalo per i fedeli.
Il clima sociale liberal marxista di quegli anni favorì il movimento sessantottino che, pur evidenziando molte esigenze autentiche di cambiamento e manifestando spunti interessanti, dette una risposta quasi sempre devastante ai problemi reali. Insomma, ci poteva forse essere un “sessantotto” ispirato al Concilio, e invece ce ne fu uno che, pur con degli aspetti positivi, fu in gran parte ispirato e guidato dal maligno. Basti pensare alla “rivoluzione sessuale” che ha comportato, con l’aumento delle perversioni sessuali, anche un’impennata della pedofilia.
Un altro famoso contrasto tra i giganti cattolici della politica, fu quello che vide come protagonisti don Sturzo e La Pira riguardo alla decisione di quest’ultimo di sequestrare degli appartamenti sfitti a Firenze per darli ai senza tetto.
A don Luigi Sturzo si deve la dottrina del Popolarismo, che si ispira alla Dottrina sociale della Chiesa e che afferma che, al centro della società, non stanno le masse, ma la persona, ogni singola persona.
Di conseguenza, per don Sturzo, la libertà personale, anche in campo economico, era fondamentale, tanto che il Popolarismo prevede interventi minimi da parte dello Stato (che però deve essere forte).
Mentre La Pira, per venire incontro agli sfrattati di Firenze, visti vani tutti i tentativi di mediazione coi proprietari di appartamenti sfitti, non esitò a sequestrare temporaneamente (e sotto indennizzo) gli appartamenti stessi, e probabilmente ebbe ragione. Sono, infatti, proprio i principi del Popolarismo che mettono la persona al centro della politica.
INDICE
La Chiesa e la politica
Alcune premesse
Il Corporativismo
La Falange Spagnola e il Movimento Integralista Brasiliano
Il Partito Popolare Italiano e la Democrazia Cristiana
Più percorsi per lo stesso ideale
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